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Barista stritolato dall’usura: 49enne in cella

Enrico Lorenzo Tidona
Barista stritolato dall’usura: 49enne in cella

Giuliano Floro Vito deve scontare due anni: arrestato per Aemilia, il caso venne archiviato. Il pentito Valerio: è un capo

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CADELBOSCO SOPRA. È stato arrestato Giuliano Floro Vito – 49 anni di Cutro, residente a Cadelbosco Sopra – ritenuto dal collaboratore di giustizia Antonio Valerio uno dei quattro reggenti della cosca di ’ndrangheta Grande Aracri a Reggio Emilia dopo la retata. Una rivelazione avvenuta durante la deposizione di Valerio come teste chiave del processo Aemilia, lo stesso al quale Giuliano Floro Vito non approdò mai. Fu infatti arrestato assieme ad altre 110 persone quell’ormai celebre sera del 28 gennaio 2015 che segnò uno spartiacque per Reggio Emilia. Dopo una ventina di giorni venne però liberato dal Riesame, vedendosi poi archiviare la posizione rispetto all’accusa iniziali di estorsione e la più pesante di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Giuliano Floro Vito – il più grande dei quattro fratelli imputati in Aemilia – era quindi libero, finendo ora in manette perché deve scontare una pena patteggiata di due anni di reclusione (oltre a 4.000 euro di multa) per usura. Da venerdì si trova in carcere per l’esecuzione della condanna che era stata sospesa perché l’avvocato del pregiudicato cutrese aveva avanzato al tribunale di sorveglianza di Brescia un’istanza per l’ammissione ad una misura alternativa al carcere, che però lo scorso 3 marzo è stata rigettata. Così il tribunale di Cremona ha emesso il provvedimento di revoca della sospensione e ha ripristinato l’ordine di carcerazione. La vicenda – stando a quanto ricostruito dagli inquirenti – risale al 2011 quando il proprietario di un bar del Cremonese si era rivolto a un 58enne imprenditore di Cutro residente nel Piacentino (che ha patteggiato nello stesso processo 2 anni e 4 mesi di reclusione) per ottenere un prestito di 15.000 euro. L’accordo prevedeva il pagamento di interessi per 3.200 euro al mese con un tasso usuraio di circa il 260% su base annua. Non riuscendo ad onorare il debito, l’imprenditore si era visto costretto a richiedere nei mesi successivi un ulteriore prestito di 10.000 euro, stavolta concesso ad un tasso di interesse pari al 162%. In poco più di un anno il barista era arrivato a pagare, solo per gli interessi, oltre 50.000 euro, scontando un tasso superiore al 210% su base annua. Il denaro consegnato al 59enne cutrese dal barista gli era stato a sua volta prestato da Giuliano Floro Vito. Le indagini videro nel maggio del 2012 il 59enne finire in manette e Floro Vito denunciato, entrambi per concorso in usura.

Poi, nel 2015, venne colpito da un sequestro preventivo patrimoniale della sua abitazione e di altri beni, diventato confisca nel 2018, con la guardia di finanza che gli contestava la dichiarazione di redditi inesistenti. Lui e l’ex moglie vivevano però in una villetta in via Berlinguer 20, a Cadelbosco Sopra, acquistata dalla donna nel 2010 dalla Floro Costruzioni Sas, pagata 360mila euro. Un tenore di vita fuori scala visto che per gli investigatori delle Fiamme gialle si tratta di un «evasore totale, che non ha mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi ed al quale sono stati contestati elementi positivi di reddito non dichiarati pari complessivamente a quasi 12 milioni di euro oltre a una imposta evasa ai fini Iva di oltre un milione di euro». —

Enrico Lorenzo Tidona

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