Bonifica, è Bonvicini il nuovo presidente
La scelta sarà ufficializzata nel Cda convocato per domani Il consigliere Cangiari: «È il frutto di un’intesa segreta»
Roberto Fontanili
REGGIO EMILIA. Improvviso cambio al vertice del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale con uno scambio di ruoli tra l’attuale presidente Matteo Catellani (espresso da Coldiretti) che lascia il posto al suo vice presidente Marcello Bonvicini (espresso invece da Confagricoltura di cui è anche presidente provinciale e regionale) per diventare a sua volta il nuovo numero due del consorzio assieme alla riconfermata vice presidente Arianna Alberici in rappresentanza della Cia.
La decisione sarà ufficializzata nel consiglio di amministrazione convocato per domani. Un cambio al vertice tutto interno al mondo agricolo che non sposta gli equilibri all’interno del Consorzio di bonifica, ma che è legato a un accordo regionale tra le associazioni di categoria e in particolare tra Coldiretti e Confagricoltura che ha già portato alla nomina di Stefano Calderoni a presidente del Consorzio di Bonifica la Pianura di Ferrara.
La notizia dell’accordo e del cambio alla guida del consorzio di bonifica fino alle prossime elezioni, con le associazioni agricole che pare abbiano già definito anche i nuovi assetti futuri, è confermata dalla disponibilità del presidente dimissionario Catellani a fare un passo di lato per seguire in prima persona dei progetti sulla Val d’Enza, area dove è situata la sua azienda agricola.
I consorzi di tutela e quelli di bonifica sono le due roccaforti dove il peso delle associazioni agricole si misura in base al proprio peso e al numero di associati. Resta il fatto che seppur nel rispetto delle norme, l’operazione di vertice appare quasi uno scambio di figurine. La decisione è frutto, sostiene il consigliere di minoranza del Consorzio di Bonifica Duilio Cangiari, di una «intesa segreta» che «porterà Catellani a ricoprire il ruolo di inedito di coordinatore di uno staff tecnico: un nuovo gruppo deputato a redigere i vari aspetti progettuali della grande opera che la Regione ha affidato alla Bonifica Emilia Centrale. Ovvero la Diga di Vetto che gli ambientalisti vedono come fumo negli occhi. Un’operazione sulla quale il consigliere Cangiari confessa la propria perplessità e dice: «Vorrei capire meglio cosa si muove dietro alle dichiarazioni ufficiali del presidente Catellani e non si era mai visto un presidente che si dimette per gestire un misero gruzzolo di 5 milioni di euro, tanti ne ha messo a disposizione il Ministero e sapendo perfettamente che i successivi 200, necessari alla realizzazione dell’opera, non arriveranno mai. Mi stupisce che la Regione resti pubblicamente silente e non si esprima. Per quanto mi riguarda, continuerò a spendermi affinché le Bonifiche assolvano al compito di Enti realmente pubblici, la cui dirigenza sia democraticamente eletta da tutti i cittadini aventi diritto». Poi conclude: «A questo punto è lecito chiedersi cosa realmente stia succedendo all’interno del misterioso mondo della Bonifica reggiana e del mondo agroindustriale di cui l’attuale governance è espressione» e richiama la presa di posizione della Coldiretti a favore della Diga che, dice ancora Cangiari, «ha costretto ad una pubblica autocritica la propria dirigente che aveva osato sostenere che piccoli bacini di stoccaggio avrebbero dato risposte vere e immediate alle necessità della nostra agricoltura». Lo spettacolo di questi giorni, conclude, «ci dà la cifra dei corposi e a volte inconfessati interessi che si muovono dentro e intorno alle Bonifiche, che sono Enti che gestiscono centinaia di milioni all’anno, con una scarsissima legittimazione e controllo pubblico». —
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