Giuliano Floro Vito è sotto processo anche per un pestaggio
Da venerdì sta scontando in cella la pena definitiva per usura Il 49enne si difende: «Non c’entro con le botte all’ucraino»
Tiziano Soresina
reggio emilia. I guai giudiziari per l’imprenditore edile 49enne Giuliano Floro Vito – originario di Cutro, ma residente a Cadelbosco Sopra – non si sono esauriti con l’arresto di venerdì per scontare una pena definitiva patteggiata in tribunale a Cremona (due anni di carcere) con l’accusa di usura.
Infatti Floro Vito è da tempo sotto processo, con altre cinque persone, per il pestaggio di un ucraino (costituitosi parte civile) che avvenne il 19 gennaio 2015 nel parcheggio del bar Rondò di via Rinaldi a Cavazzoli.
L’aggressione era stata preceduta da una banale lite il 15 gennaio all’interno del locale.
Pochi giorni dopo scoppiò un’altra discussione, perché lo straniero nel riportare i bicchieri al bancone era passato in mezzo a due avventori, provocando la loro reazione per questa «mancanza di rispetto».
Fatti riportati chiaramente nella deposizione di sommarie informazioni, che la vittima però non ha ricorda pienamente quando è stato sentito in aula dal giudice Sarah Iusto. «Adesso ti spacchiamo la testa» è stata la sola frase riportata ieri alla mente dall’ucraino, che avrebbe visto un imputato andare verso l’auto senza ricordarsi che avrebbe distribuito le mazze a parenti e amici per aggredirlo.
«Non ho visto chi ci ha colpito, ho solo sentito i colpi da dietro e mi sono trovato Ivan insanguinato tra le braccia», ha detto – sempre in aula – un amico della vittima, sconfessando il rapporto dettagliato offerto nel 2015 alla squadra mobile.
Dopo quell’episodio la polizia – che da tempo teneva sotto controllo il bar – aveva denunciato sei clienti del Rondò e nel maggio dello stesso anno il locale era stato chiuso per cinque giorni con provvedimento dell’allora questore di Reggio Emilia, cioè Isabella Fusiello.
Alla sbarra vi sono con Florovo Vito anche due imputati di Aemilia (Roberto Turrà e Alfredo Amato), oltre a Emilio Alfredo, Aurelio Amato e Roberto Martino.
Da sempre il 49enne – difeso dall’avvocato Giuseppe Migale Ranieri – si dichiara estraneo a questo episodio violento. Entro l’estate dovrebbe giungere in tribunale la sentenza. —
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