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Ristoranti, oggi si riapre. I gestori: «Le riaperture? Sono una presa in giro»

Chiara Cabassa
Ristoranti, oggi si riapre. I gestori: «Le riaperture? Sono una presa in giro»

Federico Riccò (Bottega 39): «Siamo più arrabbiati di prima». Simone Gazzotti (Saraghina): «Una decisione ipocrita»

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Chiara Cabassa

REGGIO EMILIA. Chiamale, se vuoi, riaperture. Su questo, a quanto pare, tutti i ristoratori reggiani sono d’accordo. Perché in fondo, al di là dell’entusiasmo che suscita oggi più che mai la parola “riapertura”, i dubbi ancora una volta superano di gran lunga le certezze. E poco importa se le prenotazioni ci sono e numerose. La gente, certo, ha voglia di uscire. E i ristoratori hanno bisogno di lavorare. Ma a quali condizioni?

Federico Riccò, titolare della Bottega 39 e coordinatore dei Ristoratori Responsabili, ieri mattina stava giusto decidendo se aprire o aspettare tempi migliori, in ogni senso. «Sto giusto guardando tre siti di previsioni meteo – ci dice – e mi sto chiedendo se abbia senso aprire. Anche perché rischio di chiamare inutilmente i dipendenti al lavoro... Le prenotazioni ci sono, e io sono fortunato ad avere una distesa, ma se viene a piovere che faccio? È assurdo, nonostante l’entusiasmo non manchi siamo più arrabbiati di prima. Penso che la decisione di aprire i ristoranti in questa modalità sia una presa in giro, o meglio una mossa di marketing. Agli step intermedi preferirei una soluzione definitiva. Noi abbiamo bisogno di lavorare almeno fino alle 23 e di potere utilizzare, rispettando i distanziamenti, anche gli spazi interni».

Sulla stessa linea Simone Gazzotti, titolare della Saraghina: «Ho la fortuna di avere una distesa ma mi sembra palese che ci sia un problema di fondo: le riaperture sono premature. Penso che sia folle non potere, se viene a piovere, fare entrare la gente. Metti che a metà cena venga a piovere. Cosa succede? Mi trovo tutti i clienti dentro a pagare o a ritirare il cibo non ancora consumato da portare a casa? Per dirla tutta stiamo parlando di una mezza apertura, per di più ipocrita. Come è ipocrita il coprifuoco alle 22». Il Bistrot Canossa si affaccia su piazza Fontanesi, quale migliore distesa? Eppure non si va oltre a un cauto ottimismo. «Per la terza o quarta volta dall’inizio della pandemia – dice Filippo Campani, uno dei soci – dobbiamo reinventarci e adeguarci a norme ancora una volta tutte da sperimentare. Abbiamo prenotazioni per tutta la settimana, ma cosa accadrà è tutto da scoprire». —

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