«L’acqua usata per irrigare è piena di microplastiche»
I sostenitori dell’invaso: «Il Po ne riversa in Adriatico 11 tonnellate al giorno»
VETTO. Di recente i “dighisti duri e puri” hanno sollevato la questione delle microplastiche nel Po per ribadire la necessità di un invaso sull’Enza. L’Autorità di bacino afferma che la qualità dell’acqua del Po è migliorata parecchio, negli ultimi tempi, e che le analisi vengono fatte costantemente. Umberto Beltrami ricorda che «quella del 2020 è stata “la prima sperimentazione scientifica di campionamento e provenienza delle microplastiche nel più lungo fiume italiano realizzata dall’Autorità distrettuale del Po in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, Arpa Daphne e Aipo”. Poi, è stato consegnato “al distretto del Grande Fiume e alle sue comunità un quadro complessivo più rassicurante del previsto o supposto in avvio di ricerca». Quindi, situazione migliorata rispetto a che? Alle loro aspettative? Io sono meno ottimista di Berselli, anche perché un’indagine del 2019 pubblicata su Ecoscienze numero 1/2020 (vedi sito Arpae) stima che “il Po riversa in Adriatico i seguenti carichi di particelle di plastica: 11,16 tonnellate/giorno, 4.073,4 tonnellate/anno”, quindi quante tonnellate di particelle di plastica ogni giorno sono nell’acqua per irrigazione (campi, prati, vigneti, frutteti, orti, eccetera) prelevata-pompata dalle idrovore di Boretto della Bonifica Emilia Centrale?»
Beltrami ricorda che «nel novembre scorso, dopo le comunicazioni di Berselli sulle analisi delle acque del Po, i giornali di Reggio titolavano: “Microplastiche nell’acqua: il Po sta meglio di Senna e Tamigi”; i giornali di Mantova titolavano: “Microplastiche nel Po. L’area Boretto-Viadana è quella più inquinata”. Quello che serve sapere, da ieri, anche dalla Regione (assessori Priolo e Mammi), dato che vari studi scientifici hanno dichiarato che anche in Italia, nell’uomo, negli animali e nelle piante, ortaggi, frutta, foraggio eccetera ci sono le microplastiche, è: quali sono i rischi per l’uomo che si alimenta con ortaggi, frutta, latte, formaggi da foraggi irrigati con acqua del Po, di falda-pozzi e di depuratori con microplastiche? Quali rischi per le bovine da latte alimentate da foraggi irrigati con acque del Po, di falda-pozzi e di depuratori? Ricordo anche al dottor Berselli e agli ambientalisti che vale sempre il “principio di precauzione” in campo ambientale (posizioni preventive in caso di rischio, vedi articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Ue e poi il principio di precauzione nella sicurezza alimentare umana e animale, sancito dal regolamento europeo 178/ 2002, per cui “l’incertezza scientifica diventa un fatto giuridicamente rilevante”».
Berselli ha ribadito che le analisi sulla qualità delle acque del Po vengono fatte da vari soggetti, come Arpae e Iren. Beltrami replica affermando che «un gruppo di allevatori della Val d’Enza ha deciso che farà analizzare le acque superficiali irrigue del Po (per tossicità e quantità di microplastiche) a un ente accreditato, da maggio a settembre 2021, perché nel 2020 non sono state analizzate da Arpae le acque irrigue gestite e fornite dal Consorzio di Bonifica Emilia Centrale, come detto dal presidente e direttore della Bonifica nel CdA del 25 agosto 2020. L’analisi annuale delle acque irrigue in collaborazione tra Bonifica EC-Istituto Zanelli e Arpae è iniziata in aprile 2016. La Bonifica EC ha dichiarato la non analisi acque, per il 2020, perché causa Covid non hanno prelevato (con loro personale e studenti Zanelli) i campioni da far valutare a Arpae. In tema di acque è una delle tante “curiosità” che pone domande: e se le acque irrigue del Po del 2020 erano non idonee(eccesso di sostanze tossico-nocive)? Nel caso di problemi di salute umana, chi ne era responsabile penalmente e/o civilmente? La Bonifica? Arpae? Regione? Autorità di bacino? Degli allevatori ritengono sia ora di un sano e democratico confronto e contradditorio (non contrapposizione) sui diversi dati (degli allevatori e di Arpae/Bonifica) delle analisi delle acque irrigue». —
M.G.
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