«La vera diga di Vetto è quella da 100 milioni di metri cubi d’acqua»
Beltrami e Franzini contestano il piano da 30 milioni dell’Autorità di bacino «Inutile buttare i soldi in un progetto che non fa fronte alle esigenze idriche»
Mauro Grasselli
VETTO. Meuccio Berselli, segretario dell’Autorità di bacino del Po, nella recente intervista alla Gazzetta ha parlato della necessità di realizzare sull’Enza una diga di medie dimensioni, attorno ai 30 milioni di metri cubi, come a Ridracoli. Non sono i 100 milioni che chiedono i dighisti “duri e puri” come voi, ma nemmeno il “niente diga” degli anni scorsi, espresso a vari livelli, e ora ribadito solo dagli ambientalisti. Che ne pensate?
Lino Franzini (presidente del Consorzio bacino imbrifero montano dell’Enza): «La Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo ha illustrato scenari catastrofici per la crisi idrica mondiale, la pressione demografica, lo sviluppo industriale, l’aumento idrico procapite e i cambiamenti climatici. Di fronte a questi scenari, la proposta del segretario generale è quanto di peggio si potesse proporre; un invaso da 30 milioni di metri cubi ad uso irriguo sull’Enza assicura i danni che uno sbarramento provoca su una valle, senza dare i benefici che l’invaso da 100 milioni di metri cubi darebbe in termini irrigui, idropotabili, energetici, di laminazione delle piene a valle, riduzione del pompaggio acque dal Po, sviluppo turistico sui Comuni montani, eccetera».
Per questo non vi piace il paragone con la diga di Ridracoli, da 30 milioni di metri cubi come a Vetto?
«Paragonare i 30 milioni di Vetto o alla Stretta delle Gazze con Ridracoli significa non aver compreso che Ridracoli alimenta solo i rubinetti di bagni e cucine, mentre Vetto deve alimentare i rubinetti ma principalmente i canali irrigui. Ma la cosa più inaccettabile è realizzare un invaso da 30 milioni di metri cubi che costerebbe circa il 10% in meno dell’invaso da 100 milioni per avere il 70% in meno di acqua, il 75% in meno di energia idroelettrica, il 75% in meno degli introiti ai Comuni montani dai sovracanoni, una capacità di laminazione ridotta di circa 2 terzi, un Dmv (deflusso minimo vitale: quantitativo di acqua, stimato in 30 milioni di metri cubi, in grado di garantirne la naturale integrità ecologica) non garantibile, la fine del poco turismo esistente su questa valle in quanto ad agosto e settembre sarebbe una palude fangosa e ridurrebbe poco o nulla il pompaggio delle acque da Po, acque di cui sarebbe preferibile non parlarne ma che ci sentiamo costretti a tirare in ballo, e si continuerebbe a emungere acqua di falda. I dighisti “puri e duri”, come veniamo a volte definiti, nel chiedere un invaso da 100 milioni sanno di chiedere un piccolo invaso. In Italia abbiamo dighe da 800, 600, 400, 200 milioni di metri cubi; non comprendiamo come l’invaso di Vetto venga definito un grande invaso. La ditta italiana Salini Impregilo sta realizzando un invaso da 74 miliardi di metri cubi e la Pizzarotti ne sta realizzando due da 30 miliardi. La Turchia ne sta realizzando 13 gigantesche, senza parlare del Sudamerica, della Cina, eccetera».
Sta nascendo uno staff tecnico della Bonifica Emilia Centrale per progettare l’invaso. Che ne pensate?
Umberto Beltrami (presidente del consorzio Bibbiano la Culla): «La decisione spetta a Roma, e spero non al neonato staff tecnico della Bonifica per il micro-invaso da 20-25 milioni di metri cubi, che preve addirittura 5 anni per il solo studio di esigenza e/o fattibilità. Già a gennaio documentazione e richieste sono state inviate dall’assessore regionale Priolo al ministero della Transizione ecologica. Spero si faccia la diga-lago di Vetto del progetto originale (da 100 milioni), altrimenti non si farà alcun invaso, anche perché tra gli obiettivi primari del governo Draghi e dell’UE ci sono l’assoluto non spreco del bene-risorsa acqua e la produzione di energia pulita, rinnovabile, sostenibile e “circolare” (come l’energia idroelettrica da dighe). Con la diga-lago di Vetto da 100 milioni si eviterebbe lo spreco totale e annuale di oltre 290 milioni di metri cubi d’acqua pulita che l’ Enza “scarica-dissipa-sciupa” e porta al Po e poi in Adriatico, e si realizzerebbe la vera economia sostenibile e “circolare” in Val d’Enza: usi ambientali, civili, agricoli, industriali, sviluppo e turismo in Appennino (grazie al lago con acqua tutto l’anno), mentre col microinvaso-catino da 30 milioni di Berselli, si continuerebbe la politica di rapina, in puro stile colonialistico, di acqua della montagna a favore della pianura con zero vantaggi, ristori e benefici ambientali-economici (no sviluppo, no turismo) per l’Appennino, e neppure la produzione di energia elettrica, perché con la diga di Vetto, e quella vera è una sola, si produrrebbe energia elettrica per circa 55 Gwh, pari oggi a circa 3 milioni di euro l’anno, con anche ristoro monetario, con i sovracanoni idroelettrici per la legge 959 del 1953, di oltre 500 mila euro l’anno (16%) direttamente ai Comuni appenninici che coi loro ruscelli, canali, torrenti portano acqua all’Enza e poi alla diga».
Il deficit idrico, afferma Berselli, è di 25 milioni di metri cubi, non di più, per far fronte a una “siccità media”. Perché dissentite?
Franzini: «Non siamo assolutamente d’accordo sul deficit idrico dichiarato dal segretario generale. I risultati del tavolo tecnico, istituito dalla Regione Emilia Romagna nel 2018, ha definito che in invaso servirebbero oltre 100 milioni di metri cubi, ma il tavolo tecnico ha considerato solo il conoide dell’Enza e non le esigenze irrigue dal Taro al Tresinaro. Parlare di necessità idriche di soli 25 milioni di metri cubi ben sapendo che solo l’impianto di pompaggio delle acque da Po di Boretto ogni anno solleva mediamente oltre 220 milioni ci demoralizza. Tra le esigenze della diga di Vetto, noi intendiamo mettere la riduzione del pompaggio delle acque da Po, per garantire alle terre dal Po alla via Emilia varie irrigazioni con le acque di montagna, che a detta degli agricoltori fanno rinascere i prati».
Cosa ne pensate dei quattro scenari prospettati da Berselli? Prima l’efficientamento della rete idrica, poi la realizzazione di laghetti consortili, traverse e pozzi (col rifacimento della traversa di Cerezzola); a seguire, la costruzione di una traversa a Currada e il ripristino a scopi irrigui e idropotabili dei serbatoi montani Enel. Infine, la realizzazione della diga di medie dimensioni.
Franzini: «Pensiamo che si vogliono buttare via tanti milioni di euro in opere il cui costo per metro cubo di acqua è spaventoso; forse costa meno usare quella del rubinetto. L’efficientamento della rete idrica vale quando nella rete c’è acqua, ma se l’acqua non c’è in quanto c’è siccità, non c’è efficientamento che tenga. Inoltre, le acque perse dalle reti tornano in falda, non vanno disperse. È come irrigare i prati stabili a scorrimento: l’acqua che non è trattenuta dalle radici del prato torna in falda. Le considero belle parole con cui può riempirsi la bocca chi non è del settore e non comprende che le acque che tornano in falda non sono sprecate. Ma questo è un argomento per chi vuole fare polemica e non vuole dire che il vero spreco delle acque è mandare le acque dell’Enza a Po nei 6 mesi in cui sono abbondanti, ma non vengono trattenute in un invaso adeguato. Gli interventi di Cerezzola e Currada sono fuori da ogni logica economica; saranno mirati ad altri scopi, ma non all’economicità idrica. Se parliamo di acque a uso irriguo, dobbiamo partire da quanto viene a costare un metro cubo d’acqua trattenuta in questi invasi. Un tecnico deve ragionare in questi termini. Questo ho imparato dai progettisti di invasi. Se penso a quanto verrebbero a costare le poche migliaia di metri cubi di acqua invasata a Cerezzola e Currada, ci sarebbe da licenziare immediatamente chi li propone. Si parla di spendere decine di milioni di euro per invasare una “ciotola” d’acqua, un costo che potrebbe aggirarsi da 20 a 30 euro a metro cubo di acqua invasata».
Il costo di un metro cubo d’acqua della “vostra” diga sarebbe molto inferiore?
«Si aggirerebbe sui 2 euro, ma un metro cubo d’acqua a Vetto darebbe tanti altri benefici. E a parlare del recupero dei laghi del Verde e del Ballano si supera il limite, se pensiamo ai costi. Per recuperare questi 2 laghi occorre il rifacimento completo delle 2 dighe in base alle normative vigenti per recuperare circa 2 milioni di metri cubi d’acqua per un costo che potrebbe aggirarsi sui 100 euro a metro cubo. Mai come oggi va realizzata la diga di Vetto come da progetto, anche per evitare una decina di anni di un nuovo progetto. Ma una cosa è certa: se si dovesse rifare un progetto, si dovrebbe rifare per un invaso di almeno 150 milioni di metri cubi, viste le future esigenze idriche e i cambiamenti climatici». —
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