«Ripartiamo dal progetto Marcello, come in Umbria»
«Macché troppo grande: in Sardegna ce n’è una da 850 in Basilicata da 650, a Gubbio una da 220 fermata nel 1994 e terminata 23 anni dopo»
VETTO. Rilanciare l’idea del maxi-invaso da 100 milioni di metri cubi, dice Meuccio Berselli, segretario dell’Autorità di bacino, significa non fare nulla, perché quel progetto è irrealizzabile, dato che le normative nel frattempo sono cambiate.
«Ci risiamo con la storia dei 100 milioni di metri cubi – esclama Lino Franzini –. La Cantoniera in Sardegna è da 850 milioni; Monte Cotugno in Basilicata, in inerti naturali come a Vetto, da 650 milioni. Il progetto della diga di Vetto va adeguato alle nuove normative nazionali ed europee, pur avendo già ottenuto il giudizio di compatibilità ambientale a seguito dello studio di impatto ambientale e della Valutazione d’impatto ambientale nel febbraio 1989. Nessuna legge europea vieta la ripresa dei lavori della diga di Vetto. È vero che le direttive europee sono cambiate, ma gli stati membri possono derogare in base a determinate esigenze, tra cui il Piano di gestione delle alluvioni. Ci auguriamo che le normative europee (ma non ci risulta) non abbiano decretato la fine dei prodotti agricoli di Reggio e Parma, a partire dal Parmigiano Reggiano. Non troviamo spiegazioni logiche in chi si ostina a dire di no alla diga-lago di Vetto sapendo che la Stretta di Vetto è rimasta una delle poche località italiane che consentono di impostare un piccolo sbarramento in grado di trattenere una discreta riserva idrica di qualità e che pone termine al terrore delle esondazioni a valle causate dai cambiamenti climatici; esondazioni viste ovunque in Emilia, da Bettola di Piacenza a Parma, da Lentigione a Bastiglia di Modena».
Umberto Beltrami: «Le mitiche norme europee sono la solita scusa politica-partitica-burocratica quando non si hanno validi argomenti tecnici. La diga di Casanova-Gubbio da 220 milioni di metri cubi, incompiuta da 40 anni, fu sospesa nel 1994 (a Vetto i lavori furono sospesi il 16 agosto 1989). Quest’anno, dopo solo 4 anni dalla ripresa dei lavori (2017, giunta Pd-Psi), si è giunti al termine. La Nazione del 16 aprile: “Il ministero delle Infrastrutture-direzione generale dighe ha rilasciato l’autorizzazione relativa all’avvio della prima fase degli invasi sperimentali, propedeutica alla entrata in esercizio della diga di Casanova sul fiume Chiascio”). Ma in Umbria non valgono le stesse normative europee-UE che cita Berselli? Quindi, per analogia con l’Umbria, il progetto Marcello originale, con tutta la documentazione rispettosa di tutte le leggi del mondo (che riempie una stanza e non una cartella di fogli vari come lo studio tecnico-politico Berselli) non è né superato, né vecchio. E non è neppure obsoleto, come dichiara Berselli, perché la diga Marcello è in inerti naturali e locali (terra, ghiaia, sabbia) e non in calcestruzzo. Se si riparte dal progetto originale nel 2021-22, già dal 2026, vedi tempi diga di Casanova, ci sarà la prima acqua pulita dell’Enza per cittadini, agricoltori, deflusso minimo vitale, industria eccetera, e non fra 20 anni, se tutto va bene, con l’invaso-catino che propone lo studio Berselli. E si eviterà di spendere ulteriormente, ma tanto pagano i contribuenti italiani, circa 20 milioni di spese di nuovi studi e progettazione per il “micro-invaso” della proposta Berselli. Che senso ha rifare progetto, studio d’impatto ambientale, piano di scavo, piano espropri, progetti di modifica alla viabilità, progetti di sistemazione dei versanti, progetti di modifica delle reti elettriche, telefoniche, idriche e di scarico dei paesi, rifacimento dei fabbricati ai proprietari che li perderanno, piano del ritorno economico, verifiche ambientali, verifiche di fattibilità, eccetera? Tutto questo c’è già. Il progetto Marcello andrà adeguato alle nuove normative, come fatto in Umbria, ad esempio quella di sicurezza, subentrate nel 2014». —
M.G.
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