Gazzetta di Reggio

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Le truffe della cosca nigeriana 

Non solo droga e prostituzione ora la frontiera sono i “bitcoin”

Am.P.

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REGGIO EMILIA. Nell’immaginario la criminalità nigeriana è legata a droga, prostituzione e riti africani.

Ciò che invece colpisce nell’operazione di ieri è che, accanto ai business tradizionali, l’associazione a delinquere ha fatto ricorso al cybercrime e ai più sofisticati strumenti informatici per compiere truffe internazionali alquanto ardue da individuare e riciclare il denaro spostandolo tra vari continenti.

Per gli accertamenti patrimoniali su una particolare truffa informatica internazionale, quella dei bitcoin (un tipo di valuta digitale), la polizia di Stato ha ottenuto la collaborazione dell’Unità Informativa Finanziaria della Banca d’Italia e dell’Ufficio Antiriciclaggio di Poste Italiane.

Il truffatore acquista bitcoin e con questa “criptovaluta” trova – nel mercato nero del web chiamato “darknet” – i numeri di carte di credito clonate che vengono utilizzate per comprare sui siti e-commerce beni e servizi di tutti i tipi: cellulari, televisori, computer, abbigliamento e scarpe di marca, biglietti aerei.

Quando gli ignari intestatari ricevono sulla loro carta di credito addebiti per acquisti mai fatti scatta la denuncia: ma spesso una carta clonata in Giappone viene usata in Nigeria o una carta intestata ad un italiano rispunta in un altro continente. Un’altra tipologia per il riciclaggio è stata indicata dal procuratore capo aquilano Fausto Lamparelli: «Un sistema antico e raffinato che consente di riciclare igenti somme di illecita provenienza: gli affiliati inviavano i soldi in Nigeria con il criterio delle somme regolarmente acquisite attraverso attività come gli African Shop». —

Am.P.

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