«Se volete ricordare Pietro venite a visitare Bergogno»
CASINA, possibile autopsia per l’uomo morto tra le fiamme
CASINA. Non ancora fissato il funerale di Pietro Gambarelli, scultore ed ex infermiere in pensione trovato morto nella tarda serata di sabato nei suoi boschi a Bergogno. Nel pomeriggio stava facendo pulizia nel sottobosco e, dopo aver accatastato le sterpaglie raccolte, ha appiccato il fuoco. Probabilmente per un malore, è caduto a terra e le fiamme, propagandosi sul terreno, lo hanno investito alle gambe. A trovarlo è stato un vigile del fuoco intorno alle 23.30 mentre con altri soccorritori lo stava cercando in quanto non era rientrato a cena a Casina, dove abitava.
Da poco in pensione, era molto conosciuto per avere lavorato per tanti anni all’ospedale di Castelnovo Monti. Era molto attaccato al suo paese natale e, quando poteva, vi andava anche perché lì c’è il suo laboratorio di scultore della pietra. Con la Pro loco era impegnato nelle varie attività di valorizzazione del borgo medioevale. La moglie e i figli, con immenso dolore, vogliono ringraziare le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e tutti gli uomini che si sono impegnati nei soccorsi e tutti i paesani di Bergogno, uniti nelle ricerche di Pietro. A fine anno avrebbe festeggiato i 40 anni di matrimonio con Maria Baroni, e i figli Cristina, Sara e Marco già si erano attivati per organizzare una grande festa. Uomo di cultura, scrittore e scultore, con le sue opere aveva dato lustro al suo paese. «Se volete ricordare mio zio, venite a visitare Bergogno, il borgo che amava». Così Valentina Gambarelli ricorda lo zio Pietro. «A nome di tutta la famiglia Gambarelli – scrive la nipote Valentina – di mio padre, dei miei cugini, di mia zia, di tutta la comunità di Bergogno ringrazio tutte le persone che ci sono vicine in questo momento, quelle che hanno lasciato anche solo un saluto o un pensiero per mio zio, artista e infermiere di cardiologia del Sant’Anna. Da diversi anni Pietro si stava prodigando per ritornare a dare a Bergogno l’importanza storica e matildica che lui sosteneva meritasse. Non so quante volte mi ha detto che il suo obiettivo era che la gente venisse a visitare Bergogno. Era un vero artista della pietra, ha realizzato opere bellissime che sono disseminate in giro per l’Italia. Chiunque passasse dal suo laboratorio se ne innamorava e chiedeva di averne una. Bergogno in primis è il suo museo a cielo aperto, qui potete trovarne ovunque, dai bassorilievi alle fontane, dall’oratorio al portale della casa a torre che con tanta insistenza ha voluto sistemare, dal mappamondo alla mucca (quella in realtà non è proprio riuscita, ma per un difetto del sasso), tutti i bambini se la ricordano e almeno una volta ci sono saliti a cavalcioni. Chiunque voglia ricordare Pietro venga a fare un giro nel borgo, era quello che lui voleva e lo renderebbe sicuramente molto felice. Noi nativi di Bergogno siamo molto orgogliosi di averlo conosciuto e della memoria storica che ci ha lasciato. Grazie zio, grazie di tutto».
La salma dello scultore, dopo il recupero nel bosco, è stata trasferita all’istituto di medicina legale, a disposizione dell’autorità giudiziaria. È possibile che venga disposta l’autopsia per chiarire se l’uomo è rimasto vittima di un malore o è morto per le ustioni. I famigliari sono in attesa del nulla osta per poter celebrare il funerale. Ieri sera all’oratorio di Bergogno è stato recitato il Rosario. —
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