Malumori e polemiche nella neonata fondazione Beato Carlo Acutis
Reggio Emilia. Modifiche contrattuali avvenute ad anno in corso stanno creando malumore in alcuni lavoratori della fondazione “Beato Carlo Acutis”, realtà neo costituita dalla Diocesi che accorpa tre scuole paritarie della provincia che hanno grande radicamento sul territorio: istituto comprensivo paritario Sant’Orsola di Guastalla, l’istituto paritario San Vincenzo de’ Paoli di Reggio e la Scuola Paritaria Santa Dorotea di Montecchio.
In particolare, il nuovo soggetto – guidato da un Consiglio d’amministrazione – è nato per sostenere più proficuamente l’opera educativa svolta dalle scuole sul territorio diocesano in un contesto di rete e di comune appartenenza ideale.
Nonostante sia trascorso solo poco tempo dalla costituzione, alcuni lavoratori chiedono chiarezza su alcuni aspetti contrattuali.
«Volevamo manifestare il nostro smarrimento e mancanza di comunicazione nel lavoro di ogni giorno – affermano i lavoratori – non tanto per quanto riguarda l’ambito educativo e scolastico sul quale siamo certi nessuno degli insegnanti, educatori o altro personale si sia mai risparmiato, quanto più per gli aspetti contrattuali che hanno subito modifiche in corso d’anno scolastico. Sappiamo che sono operativi tavoli di trattative sindacali tra la Fondazione e le organizzazioni territoriali ma non abbiamo notizie a riguardo tempi, contenuti e nuove modalità operative, e l’anno scolastico è prossimo a terminare».
«Le tre scuole – prosegue la nota – hanno subito un cambio di gestione in corso d’anno scolastico passando da una forma contrattuale a un’altra e pensiamo che questo abbia certamente comportato fatiche a tutti i livelli gestionali e organizzativi che ben possiamo immaginare. Nonostante questo, tuttavia, l’intento della Curia e della Diocesi dovrebbe essere quello di valorizzare il carattere distintivo dell’offerta paritaria e i molteplici valori aggiunti che crediamo essa abbia: ci teniamo a segnalare perciò un crescente malessere e un senso di spaesamento che si percepisce tra i colleghi, che è bene venga curato e preso in mano dalla Fondazione attraverso una maggior e più condivisa comunicazione, sia con noi che con le parti sociali, prima che porti all’allontanamento o a scelte professionali differenti da parte di tanti colleghi che con impegno e diligenza ogni giorno hanno reso un servizio educativo e pastorale di alto profilo che hanno portato queste tre realtà ad essere così apprezzate dal territorio reggiano». —
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