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Reggio Emilia, in pensione il direttore generale di Farmacie Comunali Riunite

Roberto Fontanili
Reggio Emilia, in pensione il direttore generale di Farmacie Comunali Riunite

I segreti di Egidio Campari: «Volare basso e distinguere i ruoli di tecnico e politico»

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REGGIO EMILIA. Un burbero gentile. Potremmo definire così Egidio Campari, il direttore generale delle Farmacie Comunali Riunite da ieri in pensione dopo aver trascorso 45 anni nella stessa azienda che dal 1995 ha guidato in prima persona.

Profilo volutamente basso, equilibrio, tanta ironia, (famosa in azienda la sua battuta: “Non c’è medicina per curare la demagogia”), condita da un notevole, e riconosciuto, fiuto negli affari e nel giudicare le persone.

Ma c’è un’altra caratteristica, oltre all’aspetto giovanile, che contraddistingue Campari: la fedeltà. A Fcr e negli affetti. Alle Farmacie Comunali è rimasto quasi mezzo secolo e con la moglie Grazia, con la quale ha avuta una figlia, anch’essa farmacista, è rimasto legato dalla seconda liceo fino alla sua scomparsa nel 2017.

Il reggiano Egidio Campari che vive a pochi passi dalla sua casa natale, in questi anni ha guidato l’azienda mentre si sono succeduti otto presidenti e quattro sindaci e intorno a lui il mondo e la politica reggiana sono cambiate.

Ma fino all’ultimo giorno è stato sempre il primo ad arrivare in via Doberdò e l’ultimo ad andarsene e senza mai salire in ufficio prima di aver fatto un salto nel magazzino di 10mila metri quadrati che è il cuore di Fcr.

Ma sotto le sue mani è cambiata anche l’azienda che dalla gestione delle prime farmacie nate all’inizio del ‘900 negli anni è diventata il terminale del Comune nelle politiche di welfare.

Il suo segreto per restare così a lungo in Fcr?

«Il volare basso che è uno stile che mi hanno insegnato. Il ruolo del tecnico e del politico vanno tenuti distinti, ma posso dire che la politica in azienda non ha mai interferito sull’aspetto della gestione aziendale. La mia scelta fin dall’inizio è stata quella di stare a Reggio Emilia e vicino alla mia famiglia».

Anche quando Fcr sembrava essere in vendita?

«Ci sono stati periodi in cui alcuni amministratori hanno avuto per così dire dei pensieri creativi e posso dire che nella mia vita professionale ho passato 5-6 anni di tempo con le società di consulenza per fare la diligence e le stime del magazzino medicinali».

Cosa è cambiato in questi anni in Fcr?

«Il periodo più difficile è stato negli anni ’90 quando è arrivato il momento di dare una impostazione più aziendale rispetto a quella pubblica e lo abbiamo dovuto fare tenendo conto il risultato e l’efficacia dell’azienda perché Fcr svolge un ruolo importante per la città».

Cosa risponde a chi sostiene che Fcr è una fonte di autofinanziamento per il Comune?

«A volte è stato complicato mettere insieme la componente aziendale e quella pubblica che inevitabilmente ti chiede qualche sacrificio che abbiamo dovuto fare. E ci sono stati alcuni periodi in cui abbiamo pensato più al welfare che ai conti. Il fatto di dover rispondere al Comune è un peso ma anche un orgoglio. Il nostro consiglio di amministrazione risponde ai soci che in ultima istanza è il consiglio comunale e cioè i cittadini che però si lamentano prima con noi se non hanno le risposte. Poi diventa un problema politico, ma noi il confronto con i cittadini lo abbiamo tutti i giorni in farmacia. Non sempre i nostri sforzi sono stati capiti e mi ha dato a volte fastidio essere considerati come coloro che devono trovare una soluzione a problemi che gli amministratori non hanno risolto».

C’è una scelta che non rifarebbe?

«Quando le coop hanno venduto Pharmacoop. Noi avremmo dovuto tenere quella società a qualunque costo, ma non ci siamo riusciti».

Cosa è cambiato con l’arrivo del Covid?

«Il nostro bilancio considerata la pandemia è buono. L’uso delle mascherine e dei disinfettanti hanno portato meno malattie. Abbiamo dovuto modificare il nostro modo di lavorare e dato più servizi ai cittadini con le farmacie che sono diventate un presidio sanitario importante e di questo devo ringraziare i nostri collaboratori che ne se sono si sono fatti carico».

Nella pandemia Fcr e Assofarm, di cui lei fa parte, sono stati punto di riferimento del Governo e dell’ex commissario Arcuri.

«Abbiamo avuto diversi confronti e scambi di conoscenze per quanto riguardava il reperimento di siringhe o dei dispositivi di protezione e altri temi. Un confronto che continuerà con la Regione e che porterò avanti nel mio ruolo di rappresentante di Assofarm regionale. Mi servirà anche per tenere la mente lucida». —

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