All’operatore del 118 al telefono «Non so se li ho ammazzati»
san martino in rio. «Guardi se li ho anche ammazzati non lo so». È la frase percepita da un «agitatissimo e ansimante Marco Eletti», come viene descritto dalla stessa Procura, dopo il «pronto» dell’operatore durante la prima telefonata al 118.
Sempre da quanto risulta dalle indagini sono tre le telefonate compiute dal 33enne in quella circostanza, dalle 16,57 alle 17,01. Le prime due al 118, entrambe di pochi secondi. La terza al 112 che riesce finalmente a far mettere in contatto Marco Eletti con il 118. Ne nasce un dialogo di circa 8 minuti, analizzato dagli inquirenti fin nelle virgole, dal momento che successivamente nella lunga notte di interrogatorio il giovane cadrà in contraddizione su diversi punti.
All’operatore al telefono fatto oggetto più volte di frasi del tipo «lei mi sta prendendo per il culo...», riporta sempre la Procura, Eletti urlando e in modo concitato ha riferito di avere trovato il padre per terra con il sangue intorno alla testa e il martello accanto. In seguito dirà ai soccorritori arrivati in via Magnanini 13 di avere spostato il corpo del padre dal divano alla posizione in cui si trovava in quel momento, volendo con ciò giustificare, sempre secondo l’impianto accusatorio, la presenza di numerose tracce ematiche sui suoi abiti e sulle scarpe. Gli stessi operatori sul posto hanno poi raccontato di essersi accorti del martello solo dopo avere spostato il corpo di Paolo Eletti, in un estremo tentativo di rianimarlo, all’altezza della spalla sinistra del 58enne. Sempre secondo gli operatori l’uomo non presentava rivoli di sangue alla bocca. Particolare secondo la Procura discordante con la motivazioni addotta dal 33enne per giustificare tracce di sangue sulla felpa che indossava, in particolare nel cappuccio, con un fiotto di sangue dalla bocca del genitore mentre tentava di sollevarlo.
Sempre al telefono il 33enne ha raccontato di avere trovato la madre con le vene tagliate e un coltello. Sono stati poi gli operatori arrivati in casa a intuire l’intossicazione da farmaci sentendone il respiro “russante”. Al primo dei soccorritori arrivati il figlio ha mostrato immediatamente il coltello, scrive la Procura, ancora prima che potesse rendersi conto della collocazione dei corpi e delle loro condizioni.
Eletti al telefono ha poi riferito di vedere il padre per un breve tempo muovere la bocca e respirare: tanto che l’operatore lo ha invitato a praticare il massaggio cardiaco.
«Forse hanno bevuto del vino», avrebbe detto il 33enne al 118 raccontando di un litigio per questioni inerenti la casa e «che la loro non era una famiglia perfetta, e che la mamma si offendeva per nulla e il papà urlava e aggiungendo la seguente frase: “io non so che colpa ne abbia se ho voluto venire via di casa”». Più tardi riferirà di avere portato a casa dei genitori delle paste e una bottiglia di liquore brugnolino fatto in casa e che durante il pranzo tutti avrebbero bevuto tutto il liquore e la madre due bicchieri di vino. —
M.F.
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