Gli studenti in piazza «Ora basta, ascoltateci ne va del nostro futuro»
REGGIO EMILIA. «Non siamo più sacrificabili». Ieri mattina piazza della Vittoria si è riempita di studenti e docenti di sette scuole reggiane (Zanelli, Motti, Moro, Ariosto-Spallanzani, Galvani-Iodi, Iis Nobili, Pascal) in occasione della manifestazione contro il rientro al 70%. «Senza trasporti, senza sicurezza. Questa è la “scuola”», diceva uno striscione. «Uscire alle 16? Anche no», recitava un altro. «Il momento storico che stiamo vivendo porta a essere flessibili – spiega Isabel Varchetta, presidente della Consulta degli studenti di Reggio – ma cinque cambi di didattica in un anno scolastico sono davvero troppi. Il decreto che porta le scuole al 70% a un mese dalla fine dell’anno scolastico è l’ennesima prova che la scuola è solo un mezzo di propaganda». In meno di una settimana le scuole si sono dovute riadattare riformulando orari, presenze, turni del personale e questo, sottolinea Varchetta, «significa non rendersi conto di come funziona un istituto con mille o duemila persone, oppure saperlo benissimo e non considerare le problematiche ad esso collegate. Nulla in contrario a tornare a scuola – precisa – ma trasporti al 50% e scuole al 70% non possono coesistere». Il piano elaborato da prefettura, Ufficio scolastico e Provincia prevede ingressi e uscite su doppi turni, «e così facendo – spiega Varchetta – i ragazzi, soprattutto i pendolari, devono stare fuori casa dalle 7 alle 19». Sacrifici e orari improponibili richiesti anche agli insegnanti e al personale Ata. Senza investimenti per risolvere i problemi strutturali della scuola, la didattica al 70% è stata presa dagli studenti come «una presa in giro». «Ora basta – dice Varchetta dando voce ai tantissimi che ieri sono scesi in piazza – Ora vi chiediamo di ascoltarci perché la scuola è il futuro di questo Paese». —
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