«Intercettazioni lecite, provano i reati»
Affidi, per tre ore la pm Salvi replica a muso duro agli avvocati: «Non difendetevi dal processo, ma nel processo»
Tiziano Soresina
reggio emilia. L’udienza preliminare di “Angeli e Demoni” – con al centro gli affidi considerati illeciti dalla pm Valentina Salvi – rimane davanti al gup Dario De Luca un procedimento ad alta tensione e non poteva essere diversamente, vista la scia di mesi e mesi di accese polemiche politico-sociali su quelli che tutta Italia conosce come i “fatti di Bibbiano”.
Ieri ha replicato a lungo e soprattutto a muso duro proprio la pm Salvi. Nel mirino del sostituto procuratore le eccezioni preliminari sollevate (nelle udienze scorse) dai difensori dei 24 imputati con parole decise nei confronti degli avvocati: «Non difendetevi dal processo ma nel processo».
Nel florilegio di attacchi all’inchiesta, sono due principalmente le strade seguite da tempo dai difensori.
Da un lato la mancanza di alcuni atti nel fascicolo di indagine che comprometterebbe il diritto alla difesa dei loro assistiti e renderebbe nullo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Dall’altro la legittimità dell’utilizzo di alcune intercettazioni telefoniche: alcune di queste, hanno sostenuto i legali, sarebbero nello specifico da cassare perché inerenti reati diversi da quelli contestati ai loro assistiti. Altre intercettazioni invece riguardano reati che, per le pene lievi che comportano, la legge non consente di intercettare chi li commette. A tutto ciò ha fatto muro per circa tre la pm Salvi chiedendo il rigetto delle eccezioni preliminari. E il magistrato ha utilizzato – per essere più efficace – anche delicate intercettazioni ambientali. E fra le vicende proiettate sui monitor vi è quella di una bimba che, in pieno temporale, viene scaricata dalla macchina da parte di una delle affidatarie. Un atto violento che per gli inquirenti si motiva con un preciso rifiuto della piccola, cioè il non voler confermare quanto avrebbero ideato assistenti sociali e psicoterapeuti, vale a dire abusi mai subiti. Una mossa che non è piaciuta ai difensori – degli imputati neanche l’ombra – in quanto ritengono possa aver influenzato il giudice. Un dissenso a denti stretti, non esplicitato in aula, in quanto hanno già esaurito il loro diritto di replica. Malumori che emergono nella pausa e poi al termine, incrociando i giornalisti. Hanno preso la parola in aula anche alcuni avvocati di parte civile. Si sono associati alle argomentazioni dell’accusa. Al termine, spiega la propria posizione l’avvocatessa riminese Elena Fabbri che rappresenta l’associazione Gens Nova (a difesa dei diritti dei minori e delle donne) costituitasi parte civile «La giurisprudenza maggioritaria non prevede la nullità per mancanza di alcuni atti all’interno di un fascicolo che, come il pm ha correttamente evidenziato, sono avvenuti per errore a fronte di centinaia di sommarie informazioni. È più che normale che alcuni atti possano sfuggire al fascicolo e questi, una volta che correttamente sono stati messi a disposizione delle parti, non hanno creato alcun nocumento alle difese, non private, a mio parere, di atti fondamentali, ma di alcuni, considerati marginali». Poi sulle intercettazioni: «Secondo la giurisprudenza, laddove vi sia una connessione (con il reato principale, ndr) anche se sono state disposte per altri reati, è normale che anche tutto il resto intercettato possa essere utilizzabile. Connessioni forti – specifica Fabbri – perché il reato di falso per cui erano state disposte alcune intercettazioni, sfociano poi nei reati di maltrattamenti e vessazioni sui minori». E arriva la chiosa finale: «Ritengo che il pubblico ministero nella sua replica abbia voluto far capire quello che c’è dietro questo processo, quello che deve essere acquisito e per quale motivo». —
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