La polizia accusata di avere bloccato quasi tutte le vie di fuga
gerusalemme. La polemica sulla sicurezza dell’evento è divampata immediatamente, quando ancora dovevano essere soccorsi i feriti. Uno dei rabbini che partecipavano al pellegrinaggio, Velvel Brevda, testimone della calca in cui sul monte Meron, ha accusato la polizia di aver bloccato con alcune barriere le uscite, che negli anni passati erano abitualmente utilizzate. «Da dove saremmo dovuti uscire? Alle autorità che erano lì non poteva importare di meno», ha dichiarato. Il religioso ha detto di ritenere responsabile il governo per la morte delle persone, «uccise qui senza una ragione, solo per dimostrare che controllano questo posto, e che non lo controllano gli ebrei ortodossi».
Il ministero della Giustizia ha dichiarato che il dipartimento per le indagini interne della polizia ha lanciato un’indagine per eventuale condotta irregolare.
«Il disastro del monte Meron è uno dei più pesanti che abbiano colpito lo Stato di Israele. Piangiamo le vittime, il nostro cuore è con le famiglie e con i feriti, auguriamo loro la piena guarigione». Così il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha donato il sangue per i feriti che necessitassero di trasfusioni.
Quanto alle accuse, il premier le ha rigettate, lodando anzi l’operato del servizio d’ordine. «C’è stata una rapida operazione di salvataggio da parte della polizia, delle forze di soccorso e di sicurezza – ha dichiarato – e siamo grati perché hanno impedito un disastro molto più grande. Condurremo un’indagine seria e approfondita per garantire che un tale disastro non si ripresenti».
Netanyahu ha annunciato per domani un giorno di lutto nazionale. —
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