«Per riaprire le piscine servono aiuti concreti e protocolli sostenibili»
REGGIO EMILIA. Continua la battaglia dei gestori delle piscine per arrivare a riaperture che consentano la sopravvivenza economica degli impianti della regione, in gran parte pubblici e gestiti da associazioni e società sportive che garantiscono il benessere dei cittadini e il diritto alla pratica motoria a prezzi bassi. Alla luce delle indicazioni del nuovo decreto, rimangono dubbi sull’attività al coperto e sui 10 metri quadrati di distanza fra gli utenti per le piscine all’aperto (mentre i protocolli attuali ne raccomandano sette). Norme che rendono impossibile la sostenibilità economica degli impianti. Uisp Emilia-Romagna ha coordinato un tavolo di lavoro sull’impiantistica natatoria raccogliendo la voce di 65 impianti. Tra queste anche quella di Coopernuoto (che ha impianti a Correggio e Novellara), Ferrari-Ferretti di via Melato a Reggio, la De Sanctis di Equipe Sportiva, la Komodo di Rubiera, Campegine e Boretto, la Piscina Azzurra di Scandiano, l’Aquatico e La Favorita di Montecavolo della Cooperativa Incontro.
«Non siamo avvezzi a lamentarci pubblicamente – commenta l’Uisp – ma ora abbiamo bisogno del sostegno dei cittadini per difendere i nostri diritti, che coincidono con il loro benessere. In questi 14 mesi ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo apportato significative modifiche per rendere i nostri impianti sicuri, abbiamo studiato i protocolli e interloquito con le istituzioni. Noi chiediamo che la riapertura degli impianti sia definita da protocolli di buon senso che garantiscano sicurezza e sostenibilità economica e accompagnata da detrazioni fiscali, sgravi su utenze, blocco delle accise, imposte differite e da una norma che vincoli i Comuni a ridefinire con i gestori i piani economici finanziari con allungamento convenzione e ridefinizione dei costi». —
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