Gazzetta di Reggio

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strage di bologna 

«Segatel disse: ci sarà qualcosa di grosso»

La testimonianza dell’ex moglie dell’estremista nero Meli «Da carabiniere chiese di provare a contattare i camerati»

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REGGIO EMILIA. Prima della strage di Bologna, nell’estate 1980, «il capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, con cui avevo già parlato nel 1977, dopo che mio marito Mauro Meli era fuggito dall’Italia, mi ha chiesto di contattare gli ex camerati» di Meli, in quanto «c’era il sentore che stesse per accadere qualcosa di grosso». Testimoniando al processo mandanti sul 2 agosto 1980, in cui sono imputati la Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, l’amministratore di alcuni immobili di via Gradoli a Roma, Domenico Catracchia e lo stesso Segatel, Mirella Robbio, ex moglie dell’ordinovista Mauro Meli, conferma di essere stata contattata dal carabiniere perché riallacciasse contatti con l’ambiente di estrema destra di cui faceva parte l’ex marito – anche se non è stato possibile stabilire con esattezza quando avvenne questo incontro – e di aver rifiutato.

Robbio conferma anche che Segatel, imputato di depistaggio per aver negato di averle parlato di un attentato in preparazione, tornò da lei subito dopo la strage, il pomeriggio del 2 agosto o il giorno dopo, dicendole: «Ha visto cosa è successo? Ha visto cosa potevamo evitare?», e di essersi sentita male , perché «se avessi saputo prima cosa sarebbe successo mi sarei comportata diversamente». Un ulteriore incontro con Segatel, racconta la testimone, avvenne nel 1981, quando il militare le chiese di confermare davanti ai magistrati di Firenze impegnati nel processo sull’omicidio del giudice Vittorio Occorsio quanto gli aveva riferito in via confidenziale nel 1977 sugli ambienti di estrema destra frequentati da Meli, proposta che lei accettò. Meli, spiega Robbio, frequentava personaggi dell’estremismo nero, tra cui Paolo Signorelli e Pierluigi Concutelli. La testimone ha rievocato un incontro in Corsica nel 1975, e a cui erano presenti Signorelli e Stefano Delle Chiaie: in quell’occasione si parlò di una possibile fusione tra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, e si discusse della realizzazione, da parte dell’estrema destra, di azioni eclatanti da contrapporre a quelle che venivano messe a segno dai terroristi di estrema sinistra. Un discorso che, ipotizza Robbio, potrebbe essere sfociato nell’omicidio Occorsio, commesso da Concutelli nel luglio 1976. Nell’udienza di ieri hanno testimoniato anche tre ex funzionari del centro Sisde di Padova, Massimo Iadanza, Enrico Carella e Liberato Benedetti, in relazione alla figura di Quintino Spella, all’epoca dell’attentato capocentro del Sisde nella città veneta. Spella era imputato per depistaggio, ma è morto mentre era in corso l’udienza preliminare. I tre testimoni hanno dichiarato di non aver saputo nulla da Spella della possibilità che la destra mettesse a segno un attentato: un episodio al centro dell’udienza precedente quando l’ex giudice di sorveglianza di Padova, Giovanni Tamburino, ha confermato un colloquio con il detenuto di estrema destra Luigi Vettore Presilio, che gli disse di aver saputo che di lì a poco ci sarebbe stata una strage. Tamburino ha confermato di aver parlato dell’incontro con Spella, che negò sempre. —

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