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Sequestrati casa e conto corrente al cassiere della banda di georgiani

Ambra Prati
Sequestrati casa e conto corrente al cassiere della banda di georgiani

Nuovi guai per il 50enne Kote Mirotadze. Sigilli a un appartamento con garage in pieno centro

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Un sequestro preventivo di beni – un appartamento in pieno centro, in via Emilia, un garage e conti correnti per un totale di 150mila euro – finalizzato alla confisca. È questo l’ulteriore guaio giudiziario per Kote Mirotadze, georgiano di 50 anni, già arrestato il 9 febbraio scorso nell’ambito dell’operazione “Kanonieri kurdi” della Squadra Mobile di Reggio.

Mirotadze è considerato un furbetto dell’identità: per undici anni si è spacciato per un rumeno, quindi cittadino dell’Unione Europea, riuscendo perfino tramite falsi documenti a ottenere la residenza a Reggio Emilia. Invece l’unico dato veritiero era l’età: nella realtà, infatti, il georgiano pregiudicato aveva una lunga sfilza di nomi falsi alle spalle ed era ricercato in patria per rapina e lesioni.

Un bluff che ha funzionato per undici anni: è dal 2009 infatti che risiede a Reggio Emilia. La falsa identità è stata smascherata dalla polizia di Stato, che ha attivato l’Ufficio Immigrazione per avviare le pratiche dell’espulsione. Eppure Mirotadze è già libero, visto che a inizio marzo su provvedimento del tribunale del Riesame è stato scarcerato. Partita nel 2015 da un’intuizione della polizia per “scavare” sul singolare monopolio dei georgiani nei colpi seriali in abitazione e nella disponibilità di ingenti quantità di gioielli d’oro, l’indagine “Kanonieri kurdi” della Squadra Mobile si è dilatata a dismisura fino a coinvolgere la polizia di mezza Europa. Sono state 61 le misure cautelari (57 in carcere e 4 ai domiciliari) ottenute dal pm Isabella Chiesi e firmate dal Gip Andrea Rat nei confronti di georgiani professionisti dei furti in abitazione accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata a furto, rapina, ricettazione, riciclaggio, documenti falsi e immigrazione clandestina, con l’aggravante della transnazionalità.

Reggio Emilia, definita nei dialoghi intercettati “casa nostra”, era l’epicentro, il punto di partenza o di arrivo per le scorribande dei ladroni nel nord Italia: 113 gli episodi contestati, 55 dei quali nel Reggiano.

La costruzione in modo artigianale degli arnesi per aprire porte e casseforti senza lasciare l’evidenza dello scasso era la “firma” degli specialisti: un video, filmato dalle telecamere interne di una palazzina, è considerato dagli inquirenti paradigmatico del modo di agire dei predoni, ripresi durante un sopralluogo durato ben un’ora e mezza per poi andarsene lasciando una cartina in mezzo alla porta d’ingresso (il segnale di via libera).

Nell’ambito dell’organizzazione il 50enne è considerato dagli inquirenti una figura apicale: un soggetto pericoloso che, oltre a partecipare a diversi furti, si occupava dell’aspetto economico, movimentando un fiume di denaro.

Mirotadze è finito nel mirino simultaneo non solo della Mobile, ma anche della Divisione Anticrimine, che ha effettuato un’indagine patrimoniale sul 50enne per dimostrare la sproporzione tra redditi dichiarati e tenore di vita. Così a febbraio, mentre venivano eseguiti gli arresti per “Kanonieri kurdi”, in contemporanea la Divisione Anticrimine ha depositato il risultato dell’approfondimento, mettendo nero su bianco che il denaro a disposizione del nucleo familiare non era compatibile con gli esigui redditi da lavoro e che l’intestazione dell’abitazione e dei cospicui conti correnti alla compagna era solo un espediente per proteggere i proventi illeciti.

Il tribunale di Bologna, Sezione misure di prevenzione, ha concordato con la conclusione della questura e la notifica del provvedimento è stata consegnata all’alba di ieri nelle mani della convivente. —

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