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IL RETROSCENA 

Il generale, i “saltafila” e gli impiegati delle dogane

Mario Neri

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Mentre chiede di concentrarsi sulle fasce d’età e proteggere le persone più a rischio, al riparo della burocrazia il generale Francesco Figliuolo vorrebbe dalle Regioni ciò che in pubblico lui e il governo di Mario Draghi stigmatizzano: vaccinare per categorie, costruire corsie preferenziali a portatori di interessi, più o meno discutibili soggetti sociali a rischio. Così, non solo il 20 aprile scorso dalla struttura commissariale per l’emergenza è partita una circolare firmata dal colonnello Gabriele Cosimo Garau con cui si dava indicazione alle Regioni di riprendere le somministrazioni alle forze dell’ordine (polizia, carabinieri, vigili del fuoco ecc.), ma due giorni fa ne è arrivata un’altra sulle scrivanie degli assessorati alla Salute con cui si ordina di proteggere col vaccino i dipendenti dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli non ancora sottoposti alla prima somministrazione, tutti quelli con funzioni di polizia giudiziaria e impegnati in esclusive attività negli spazi doganali, personale «costantemente impiegato in servizi essenziali anche per il contrasto del fenomeno pandemico». Addirittura l’Agenzia potrebbe stilare accordi diretti con le Asl.

Un ordine che ha sorpreso ancor di più gli assessorati alla salute delle Regioni, impegnati nella chiusura della campagna per i settantenni e che hanno appena avviato quella per i sessantenni, di fatto l’ultima fascia di popolazione considerata a rischio in caso di malattia da Covid. Tanto che fra assessori la linea maggioritaria, per almeno tutta la settimana, sarebbe quella di temporeggiare. E rimandarne l’applicazione. —

Mario Neri

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