Gazzetta di Reggio

Reggio

il longform

Reggio Emilia, le lotte delle operaie tessili e le rivendicazioni delle lavoratrici per ottenere i diritti

a cura di Evaristo Sparvieri, Giuseppe Galli*
Reggio Emilia, le lotte delle operaie tessili e le rivendicazioni delle lavoratrici per ottenere i diritti

La mostra Amatissime della Cgil sbarca online in collaborazione con lo Spazio Gerra. Sei podcast e un documentario di storie e testimionianze sulle fabbriche reggiane al femminile. Oggi la presentazione ufficiale

14 MINUTI DI LETTURA





 

IL PROGETTO 

REGGIO EMILIA. Viene presentato giovedì 6 maggio allo Spazio Gerra dalle 14:30 alle 16:30, in una puntata di Alimentari cult e in diretta su Facebook di Cgil Reggio Emilia e Spazio Gerra, la postproduzione della mostra Amatissime, voluta e ideata dalla Camera del Lavoro reggiana.

Un progetto che, con l’obiettivo di valorizzare i molti materiali raccolti in preparazione della mostra inaugurata lo scorso anno e anticipatamente chiusa al pubblico a causa della prima emergenza sanitaria nel Paese, ha preso forma in una serie di sei podcast ed un documentario.

Due mezzi espressivi diversi tra loro, capaci entrambi di non disperdere il patrimonio di conoscenze acquisite e di creare un legame forte tra contenuto e fruizione dello stesso.

In particolare, i sei podcast realizzati, un prodotto totalmente audio per il quale un metro di valutazione risiede certamente nella capacità di mantenere l’attenzione dell’ascoltatore, si sono rivelati capaci di abbracciare la storia e le memorie di lavoro e di lotta delle operaie tessili reggiane con rara grazia e di restituirle, in puntate da venti minuti ciascuna, stimolando in chi ascolta curiosità e desiderio di conoscenza verso il pezzo successivo della narrazione.

Attraverso le voci delle protagoniste, le inflessioni e gli acuti, i fremiti che ne tradiscono l’emozione, la fermezza che ne materializza le intenzioni, riviviamo la storia di una nuova generazione di donne e di operaie che ha dato vita a forme di lotta auto-organizzate per esprimere la propria soggettività e chiedere un cambiamento concreto fatto di asili, consultori, accesso alla medicina del lavoro, riduzione degli orari.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40235169:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.40235169:1649792803/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Sono Carla Ferrari, Edda Montecchi, Irene Colla, Anna Scappi, Lia Cottafavi, Norma Borghi, Piera Vitale, Marisa Rondini, Adele Manghi, Katia Menozzi, Loredana Reverberi. Sono Enrico Foroni, Franco Spaggiari, Franco Pedroni, Gianni Rinaldini, Luciano Berselli e Franco Ferretti.  Sono tutti loro a raccontarci questa storia, con la consapevolezza di chi ha fatto parte di una fase politicamente impegnata e la spontaneità di una narrazione genuina di chi racconta una storia perché vuole renderti parte di essa.  Le loro voci si fanno racconto amicale, in un luogo familiare, ed anche se non puoi vederli riesci ad immaginarli.


E la storia, spaziando su due decenni, è quella che alla fine degli anni ’60, le vede battersi contro ritmi produttivi incalzanti, salari bassi, parcellizzazione del lavoro, un sistema ipercontrollato, il cottimo e ambienti di lavoro nocivi. Anni in cui per la prima volta le donne prendono consapevolezza della propria forza e iniziano una stagione di lotta per i diritti di tutti. Con gli anni '70 si apre invece una più ampia  “stagione del conflitto” che rinsalda le lotte per migliori condizioni di lavoro con le mobilitazioni di piazza per i diritti sociali e civili e per la liberazione delle donne dai tradizionali ruoli imposti dalla società patriarcale. E’ possibile così immergersi in un clima di grande fermento attraverso il punto di vista delle lavoratrici e la storia di vertenze simbolo come quelle di Bloch, Max-Mara, Confit e Maska: storie che sconfinano dai perimetri della fabbrica, sviluppano solidarietà e si spostano nel cuore della città come luogo onnicomprensivo di rivendicazioni sindacali e sociali.

GUARDA IL VIDEO ----> IL DOCUMENTARIO


Percorsi di vita e di storia collettiva che nascono come mostra fotografica, transitano per l’audiostoria dei podcast e diventano anche un documentario. Quest’ultimo è un tour virtuale che permette di visitare le quattro sezioni originarie in cui era stata suddivisa l’esposizione e ci introduce nelle sale dello Spazio Gerra guidati, tra fotografie e documenti originali, dalle voci delle testimoni di quegli anni.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40235168:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.40235168:1649792803/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Due extensions di Amatissime dunque che si trasforma, ben salda su se stessa, non escludendo di farlo ancora. E’ il senso del divenire  e della necessaria continuità del battersi per un mondo migliore che infondo, fin dalla scelta del titolo Amatissime, in omaggio alla scrittrice afroamericana Tony Morrison, si vuole trasmettere. E’ la tensione, sempre presente anche quando sopita, ad elevare la propria condizione di donne e uomini sulla materialità dell'esistente: “Liberarsi era una cosa” - già di per se complessa - “ rivendicare la proprietà di quell’io liberato un’altra”. Così scriveva Tony Morrison in un passaggio di Beloved, forse il suo libro più famoso. Ed è in definitiva una storia di liberazione, individuale e collettiva, quella che si è provato a raccontare.
La serie di podcast e il documentario, realizzati con la collaborazione con Spazio Gerra, sono disponibli per l’ascolto e la visione sul sito di Spazio Gerra e su quello di Cgil Reggio Emilia.

 

IL COMMENTO

AMATISSIME: UNA STORIA RICCHISSIMA A CUI ANDAVA DATA CENTRALITA’ di Valerio Bondi, segreteria Cgil Reggio Emilia

La mostra Amatissime nasce, forse in un gioco di eterogenesi dei fini, da un ragionamento teso a tematizzare il cinquantesimo anniversario del 1969 operaio e dell'autunno caldo. In preparazione di quel passaggio ci concentrammo su tre temi distinti: le grandi lotte sul contratto nazionale; la traduzione nei luoghi di lavoro dello Statuto dei Lavoratori -dove il passaggio dalla Legge alla pratica fu tutt'altro che scontato; le forme di rappresentanza che resero possibile questo salto di qualità dell'iniziativa sindacale, fondamentalmente il Consiglio di Fabbrica e l'unità d'azione del sindacato confederale.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40235344:Video:https://video.gazzettadireggio.gelocal.it/locale/allo-spazio-gerra-la-mostra-amatissime-rievoca-le-lotte-delle-operaie-tessili-reggiane/124896/125403]]

Pensammo anche, in quei giorni, a come valorizzare il patrimonio storico della Camera del Lavoro, decidendo che sarebbe stato significativo utilizzare parte del nostro archivio fotografico, sia per la qualità dei materiali sia per la grande efficacia di questo mezzo espressivo. Ragionando di questo insieme di questioni ci rendemmo conto che la storia del conflitto sociale nel settore della maglieria e del tessile abbigliamento della nostra Provincia avrebbe potuto essere pienamente esemplificativo dell'intreccio dei temi che sopra richiamavo, ma non solo. Essa conteneva in se una dimensione ulteriore, quella dell'emersione e del protagonismo di una “nuova soggettività femminile” che rappresenta un vero e proprio elemento di novità nella storia sociale, politica e dei diritti civili nel nostro Paese. Si trattava quindi di una storia ricchissima di significati, completamente rimossa dall'orizzonte culturale della nostra città, che a nostro modo di vedere andava riportata alla centralità che merita. Abbiamo quindi deciso di abbracciare un arco temporale più ampio, dall'inizio degli anni ’60 (è del 1961 l’introduzione del diritto alla parità di stipendio nel settore industriale) fino agli inizi degli anni ’80, dove ormai sono evidenti i segni della crisi e della ristrutturazione del settore.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40235164:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.40235164:1649792803/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Abbiamo così raccontato una vicenda collettiva senza pretese di esaustività di quella fase, concentrandoci su sei realtà del nostro territorio: Max Mara-Emiliana Confezioni, Maska, Bloch, Confit, Sima e Gioconda. Rielaborando e ricombinando, con la sapiente collaborazione dello Spazio Gerra, materiali fotografici, documenti originali e video interviste delle protagoniste e dei protagonisti di quella fase. Cercando di restituire, in un racconto a più voci e attraverso linguaggi differenti, la complessità di questa vicenda. Il grande riscontro di pubblico durante le giornate nelle quali la Mostra è rimasta aperta ci ha dato un segnale di riscontro preciso, sia sul piano quantitativo delle presenze sia sul piano qualitativo dei giudizi e dell'interesse che abbiamo suscitato.

Abbiamo fatto esperienza diretta noi stessi, che la mostra l’avevamo ideata e realizzata, della sua forza, capendo che il prodotto culturale proposto alla città si trasformava tra le mani delle persone che attraversavano la mostra, con la loro sensibilità e il loro punto di vista. Per questo motivo adesso, a distanza di un anno, abbiamo pensato di rielaborare quei materiali e di valorizzarli ulteriormente risocializzandoli, seppur in maniera differente, perché nessun elemento di significato andasse disperso e perché ogni seme, germogliando, potesse essere foriero di nuove possibilità.

 

LA LOTTA PER I DIRITTI

“Alla fine capii che quello era il salto da fare: uscire dalla fabbrica e lottare per la collettività”. Dice così una delle protagoniste della serie di podcast Amatissime. Una frase semplice che inaugura uno snodo definitivo: quello del passaggio delle lotte dalla fabbrica alla città. Dalle rivendicazioni per migliori condizioni di lavoro a quelle per l’autoderminazione delle donne e migliori condizioni di vita. E’ così che nel decennio che segue l’autunno caldo del Sessantanove, la rivendicazione di maggiori diritti e migliori condizioni nei luoghi di lavoro si saldano alla mobilitazione per l’ampliamento dei diritti sociali. La vertenza sulle pensioni inaugura il Sessantotto italiano, mentre nel novembre Sessantanove lo sciopero generale sulla casa ottiene un grande successo a livello nazionale. Servizi sociali, asili (la legge che li istituisce è del 1971 così come la legge di tutela delle lavoratrici madri), trasporti e scuola, sono le principali rivendicazioni “generali” del periodo, che ritornano negli slogan delle manifestazioni che attraversano le strade delle città italiane.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40235148:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.40235148:1649792803/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

La mobilitazione delle maestranze del settore tessile è esemplare nell’interpretare tale nesso. Nelle piattaforme rivendicative aziendali infatti viene richiesto che l’1% del monte salari pagato dall’azienda venga dirottato dall’impresa verso l’amministrazione comunale, come una “dotazione sociale” per la costituzione di un fondo di finanziamento e implementazione dei servizi sociali. Le donne volevano riappropriarsi della propria soggettività: autodeterminarsi come soggetti autonomi, uscire dall’oppressione sociale. Non solo madri, mogli, figlie. Ma donne, ognuna con aspirazioni diverse accomunate dalla necessità di una liberazione profonda dalle gabbie semantiche e reali nei quali erano confinate.

Le lotte operaie del periodo colgono così il legame che esiste tra i meccanismi di sfruttamento in fabbrica e il tema della riproduzione sociale e ne fanno immediato terreno di battaglia politica e sindacale. In tale senso è chiarissimo il trait d’union che viene a costruirsi tra le rivendicazioni aziendali e l’interesse generale e il largo consenso che circonda questa battaglie. Perché le operaie tessili difendendo il loro posto di lavoro e cercando di innalzarsi oltre la propria condizione materiale, pongono istanze di rinnovamento e di miglioramento di tutta la società. E non lo fanno per interposta persona, sono interpreti esse stesse di questa fase, dirigendo in prima persona le grandi vertenze sul territorio: sono donne giovani, senza esperienza politico sindacale alle spalle, che si formano all’interno delle lotte stesse, con paure, timori, spesso senza il sostegno dei familiari. Ma la diga si è ormai rotta, l’acqua scroscia con impeto e non trova argini a fermarla, lasciando emergere una nuova soggettività femminile fino ad allora rimasta silente che pone anche il sindacato davanti alla necessità di trasformarsi nelle sue modalità di azione e di mettere al centro della discussione nuovi temi.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40235149:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.40235149:1649792804/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Appare inoltre ormai inevitabile come in un ottica di cambiamento la condizione di lavoro e di sfruttamento dentro l’azienda non possa rimanere scollegata dalla divisione del lavoro all’interno della famiglia: “stirare, cucinare, lavare, è il nostro riposare” è uno slogan che possiamo leggere nei cartelli delle manifestazioni di quel periodo. E più in generale diventa impossibile ignorare i lacci e i lacciuoli che da ogni parte imprigionano la donna in un ruolo sociale che presenta ancora tratti marcatamente patriarcali e tradizionali.

Le lotte sociali si saldano definitivamente in quegli anni con le istanze di emancipazione e liberazione femminile: diritto alla partecipazione delle donne nella vita politica e sindacale, rivendicazione di servizi sociali, contrasto alla disoccupazione crescente si intrecciano ai temi della cosiddetta“questione femminile”, per costruire una società che garantisca riconoscimento delle differenze di genere e allo stesso tempo l'uguaglianza dei diritti e del loro esercizio. Istanze che sfociano nelle grandi battaglie del decennio ’70 sull’aborto, il divorzio e la parità di trattamento economico tra uomo e donna nel rapporto di lavoro. Istanze ma soprattutto disparità che a distanza di cinquant’ anni si ripropongono in rinnovata salute, in parte uguali in parte diverse, nella società di oggi. Per alcuni aspetti forse più insidiose ora che allora perché meno ruvide e schiette ma più subdolamente imbellettate. Istanze che hanno bisogno di parlare anche alle donne e agli uomini che siamo oggi, e che ci ricordano, impegnandoci profondamente, che ogni tempo e ogni storia ha le sue Amatissime e che è il testimone ora è passato a noi.

 

IL CONFLITTO SOCIALE

Ascoltando le testimonianze delle protagoniste delle vertenze di fabbrica che la mostra e i podcast hanno raccontato emerge come le esperienze di lotta e conflittualità, al contempo oggetto di riflessione politico-sindacale e di mobilitazione, che attraversano i decenni Sessanta e Settanta, si sviluppano attorno a tre principali nuclei rivendicativi: il miglioramento delle condizioni e degli ambienti di lavoro; la difesa dell’occupazione e il contrasto al decentramento produttivo; l’applicazione del Contratto nazionale di lavoro e dei diritti sanciti dallo Statuto dei lavoratori del 1970. Le rivendicazioni operaie di quel periodo riguardano temi come l’aumento dei salari sganciato dall’aumento della produttività, il contrasto al cottimo, i tempi e i ritmi di lavoro che pesano sulle condizioni di vita fino a schiacciarle.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40235161:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.40235161:1649792804/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Assumono così sempre maggiore rilevanza i temi della salute e dell’ambiente di lavoro in fabbrica, fino a sviluppare vere e proprie inchieste che sono il viatico per quella che sarà la medicina del lavoro all’interno delle aziende. Battaglie che caratterizzano trasversalmente tutta la fase di lotta per i rinnovi e per il riconoscimento dei contratti nazionali di lavoro del settore tessile, nelle organizzazioni sindacali e nei consigli di fabbrica, per la concreta applicazione dei diritti sanciti dallo Statuto. A tale proposito è emblematica la lunga lotta delle maestranze del gruppo Max Mara rispetto a quella che emerge come politica marcatamente antisindacale dell’azienda. Anche le vicende internazionali hanno un riverbero locale e a seguito dello shock petrolifero del 1973, si registra una crisi nel settore industriale italiano, che investe prepotentemente il settore tessile: già nella prima metà degli anni Settanta si sviluppano processi di ristrutturazione e decentramento produttivo che spesso aprono la strada ai licenziamenti.

Da quel momento molte operaie che perdono il posto di lavoro vengono impiegate nel settore metalmeccanico, fino ad allora appannaggio maschile. La reazione operaia dentro la “crisi” per la difesa dell’occupazione e la continuità produttiva degli stabilimenti è durissima, fino a mettere in campo forme di conflittualità che arrivano all’occupazione degli stabilimenti come nei casi di Bloch, Confit e Maska. Un elemento di grande originalità di questa fase di conflitto sociale è rappresentato da quella che è stata chiamata la costruzione della “comunità operaia di lotta”. Centrale qui è il tema delle solidarietà. Solidarietà che non è elemento di natura ma processo di costruzione e consapevolezza.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40235150:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.40235150:1649792804/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

E’ così all’interno del mondo operaio, dove le istanze del comparto tessile si saldano all’iniziativa di altri settori (metalmeccanico e ceramico in primis), si amplia il processo di unità di azione dei sindacati di settore - passando attraverso l’esperienza dei consigli di fabbrica- fino alla costituzione della Fulta -Federazione unitaria lavoratori tessili e abbigliamento. Inoltre, la tensione positiva che le lotte riescono a generare nel tessuto cittadino, che coglie la forza propulsiva di rivendicazioni che escono dai perimetri delle fabbriche, si espande passando dagli esercenti nei quartieri, dai soggetti istituzionali e la rappresentanza politica e associativa (Partito Comunista, Fgci e Unione Donne Italiane) ed, infine, arriva a intrecciarsi con il mondo della cultura: Dario Fo, Lucio Dalla, Gli Intillimani e il Living Teather sbarcano in città a fianco delle lotte delle operaie tessili di quel periodo.

“La città unita per salvare la Bloch” è infatti lo slogan che campeggia sulla tenda issata nel centro di Reggio Emilia, a testimonianza della capacità di rompere l’isolamento all’interno nel quale rischiano di essere ricondotti i conflitti industriali e della capacità di attribuire significati generali a quelle battaglie che nascono all’interno di contesti aziendali e settoriali.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40235159:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.40235159:1649792804/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

E’ in questa capacità di spaziare dal particolare all’universale la forza delle lotte di quegli anni; nella convinzione di spendersi per una società più giusta e nella determinazione delle protagoniste e dei protagonisti che hanno avuto il coraggio, anche tra enormi difficoltà, di portarle avanti. Lotte che sono storia recente eppure quasi di un altro mondo: un salto temporale che pare però in perpetua connessione, animato da un senso di riscatto, di ricerca di quel benessere individuale che per essere tale deve essere collettivo, che se pure oggi appare sempre più arduo praticare rimane difficile negare come non possa essere altrimenti che così.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.40235151:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.40235151:1649792804/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

 

LA COLONNA SONORA

Puntata 1 - I campi e la fabbrica Tra gli anni 50 e 60, con lo sviluppo dell’industria dell’abbigliamento, molte donne vengono impiegate a domicilio o nelle fabbriche della città. Cambia la loro prospettiva di vita, ma permangono condizioni di lavoro ricattatorie, ambienti insalubri e un pesante orario di lavoro. ----> ASCOLTA

Puntata 2 - Lo specchio della considerazione Ritmi produttivi incalzanti, salari bassi, un sistema ipercontrollato, il cottimo, ambienti di lavoro nocivi: questi i temi per cui si battono le lavoratrici del tessile alla fine degli anni 60. Per la prima volta le donne prendono consapevolezza della propria forza e iniziano una stagione di lotta per i diritti di tutti. ----> ASCOLTA

Puntata 3 - In lotta sotto una tenda Attraverso assemblee autoproclamate e consigli di fabbrica, le operaie lottano per avere asili, consultori, riduzione degli orari. Portano in città la lotta contro i licenziamenti alla Bloch, con il sostegno di artisti come Lucio Dalla e Dario Fo. Il sindacato comprende la necessità di trasformazione che nasce nelle fabbriche e diventa il soggetto politico che interpreta il conflitto sociale in atto. ----> ASCOLTA

Puntata 4 - Conquiste e sconfitte di una lotta dura ma solidale Il sindacato diventa interlocutore politico in vertenze che riguardano tutta la città, in particolare Max Mara e Bloch. Grandi conquiste ma anche forme estreme di lotta, come l’occupazione degli stabilimenti per fermare i licenziamenti. La città e gli altri settori produttivi esprimono solidarietà. ----> ASCOLTA

Puntata 5 - Un nuovo soggetto politico Con gli anni 70 si apre una “stagione del conflitto”:si uniscono le lotte per migliori condizioni di lavoro e le mobilitazioni di piazza per i diritti sociali e civili e la liberazione delle donne. ----> ASCOLTA

Puntata 6 - Crisi del settore e fine di un movimento Nella seconda metà degli anni ’70 si apre la fase del decentramento produttivo. Un processo di ristrutturazione che porta aziende storiche come Bloch e Confit a chiudere. Molte dipendenti licenziate trovano lavoro nella metalmeccanica. A metà degli anni 80 la crisi è ormai irreversibile, inizia a sfaldarsi quella solidarietà che ha caratterizzato il movimento lasciando segni indelebili nella società contemporanea. ----> ASCOLTA

I Podcast sono prodotti da CGIL Reggio Emilia. A cura di Lorenzo Immovilli e Valerio Bondi.

*Testi del longform di Maria Scardamaglia

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google