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«Matrimoni sì, feste no Paradosso senza fine che ci sta schiacciando»

Ambra Prati
«Matrimoni sì, feste no Paradosso senza fine che ci sta schiacciando»

La denuncia della wedding planner Elisa Azzolini: «Il 2021 è peggio del 2020 La stagione non è ancora ripartita e non possiamo programmare niente»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Maggio e giugno sono i mesi deputati alle cerimonie: in primis matrimoni. Difatti i ristoranti registrano il tutto esaurito, sebbene si tratti per lo più di banchetti slittati. Il paradosso, spiega Elisa Azzolini, titolare di Wedding Planner Reggio Emilia, è che il mercato dei matrimoni è tuttora fermo. «Fino al 31 luglio – spiega – per decreto sono consentite le cerimonie ma non i festeggiamenti, né con dieci persone né con venti. Al ristorante si va comunque? Non voglio fare polemiche, ma sottolineare il problema: abbiamo già perso la primavera, se il governo non ci fornisce una risposta concreta nel giro di pochi giorni perderemo anche l’estate. Ed è una follia».

Per Azzolini, wedding planner da dieci anni, «il 2021 è un anno molto più difficile del 2020 perché si pensava che la situazione potesse migliorare grazie al vaccino, invece no. Potenzialmente quello in corso poteva essere un anno eccezionale, invece la programmazione (visto che il nostro è un lavoro di programmazione, gli inviti vengono spediti almeno due mesi prima) è stata sospesa e ad oggi, a maggio, siamo ancora nell’impossibilità di partire con la stagione». L’ultimo decreto vieta qualsiasi festeggiamento post celebrazione fino al 31 luglio. «E finché non verrà approvato il protocollo del governo, firmato la settimana scorsa dalle Regioni e presentato al Comitato Tecnico Scientifico, non ci sarà modo di non perdere una seconda stagione», sottolinea. Eppure negli ultimi mesi le coppie hanno rotto gli indugi: come dimostrano le richieste a parrucchieri e locali c’è voglia di pronunciare il fatidico sì.

«Certo la volontà è forte. Quelle poche unioni che abbiamo curato nel 2020 si sono svolte nel rispetto delle regole e con tanta gioia, ma non tutti sono disposti ad aspettare l’ultimo minuto. Nell’ottobre scorso due sposi hanno saputo la domenica sera che l’evento, previsto per la domenica successiva, era stato vietato dal decreto: ho dovuto riprogrammare in sette giorni quel che era stato costruito in sette mesi. Alla fine è stata una giornata bella e sentita, nonostante il doppio turno a pranzo e cena, però con uno stress e uno sforzo enorme».

E da ottobre a maggio non è cambiato nulla: «Siamo nella stessa condizione: fermi». Ci sono coppie, racconta, «che hanno spostato la data tre o quattro volte, coppie che hanno deciso di non sposarsi più (perché magari nel frattempo hanno perso il lavoro e sono in cassa integrazione), coppie che hanno scelto di aspettare la fine del Covid per festeggiare in libertà (chissà quando), altre che hanno optato per il solo rito religioso tra pochi intimi. È ovvio che tutto questo per noi professionisti che trattiamo i grandi eventi si è tradotto solo in una gran perdita di tempo e mancanza di guadagno. Io ho ricevuto il 3,8% di ristori su un calo di fatturato del 90%».

«Abbiamo appena aperto, lo scorso fine settimana movimento c’è stato», racconta Katia Gualerzi, moglie di Raffaello Landini, titolare dell’agriturismo Corte dei Landi. «Abbiamo parecchie prenotazioni, tante cresime e comunioni, ma per i matrimoni si tratta di quelli rinviati l’anno scorso: pochissimi i neosposi di quest’anno. Il che significa che per un anno e mezzo non abbiamo lavorato; stiamo smaltendo la coda».

I titolari dell’agriturismo si considerano fortunati «perché possiamo contare su un ampio spazio e una notevole distesa estiva, ma si fa presto a riempire il locale, tra capienza ridottissima e i tavoli da quattro persone da distanziare. La media degli invitati è poi molto bassa: parenti e amici provenienti dalle altre regioni rinunciano e le coppie che avevano ipotizzato 120 invitati si accontentano di venti, trenta persone». —

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