Gazzetta di Reggio

Reggio

l’intervento 

«Un salto di qualità per Reggio»

LUCA TORRI* ; *Stu Reggiane Spa

L’ad di Stu Reggiane: «Istruzione fondamentale per la crescita»

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LUCA TORRI*

Negli ultimi 15 anni la città ha fatto un salto di qualità. Ha iniziato ad immaginare come sarebbe potuta diventare più forte economicamente, socialmente, a distinguersi a livello internazionale con le proprie eccellenze, a mettere in evidenza i propri punti di forza, e ne sono tanti, che fino a poco tempo fa erano conosciuti alla sola comunità locale e ai pochi che, soprattutto per ragioni economiche, entravano in contatto con la città. Un salto di qualità che è stato prima di tutto concettuale. Chi in passato ha lavorato all’esterno dei confini locali avrà certo vissuto l’esperienza di dover perdere qualche minuto, in occasione delle proprie relazioni personali, a spiegare la localizzazione della città. Il primo elemento di grande visibilità arrivò con il Primo Tricolore e Reggio Children. Quindi il ponte di Calatrava: da quel momento, per le 300mila persone che transitano quotidianamente sull’A1, la visione dell’opera contribuì in modo significativo all’immagine di Reggio. Poi la Mediopadana, il Parco Innovazione, l’Arena Campovolo, e oggi Silk-Ev, completano un quadro di opportunità che poche città, anche con dimensioni molto maggiori, possono vantare. Da piccola città adagiata sull’alto livello di qualità della vita e di ricchezza distribuita a hub internazionale in grado di attrarre competenze e investimenti di grande rilievo, da vivace ma anonimo centro produttivo di qualità a fulcro dell’area mediopadana. Area che oggi può efficacemente competere non solo con i poli di Milano e Bologna ma anche a livello europeo e internazionale. Il protagonismo del territorio sarebbe stato giustificato anche in assenza di questi nuovi eventi. 18 miliardi di PIL, prima città in Emilia per export e per valore aggiunto delle imprese, prima in Italia per specializzazione e diversificazione nel settore Meccatronico, un sistema sanitario ai vertici delle classifiche nazionali ed europee, l’educazione 0-6 migliore al mondo, costantemente ai vertici nazionali per tasso di disoccupazione, università in costante crescita, nel cuore della Motor Valley e della Food Valley. Ma, appunto, a questi elementi negli ultimi anni si sono aggiunti la stazione Av, per la quale è noto dal luglio dello scorso anno un processo di valorizzazione degli spazi interni, commerciali e per il territorio, candidandola a diventare il fulcro e il portale di accesso all’area vasta mediopadana; l’Arena Campovolo il cui certo successo è solo rinviato a causa dell’emergenza e il Parco Innovazione che ha ridato vita allo spazio delle Officine Reggiane e che rappresenta la piattaforma tecnologica, scientifica e umanistica del territorio. Un progetto, quest’ultimo, che ha attirato quasi 30 milioni di investimenti privati in un’area altrimenti destinata al degrado o a progetti di sviluppo non coerenti con il nuovo volto della città. Questi elementi messi assieme rappresentano il valore e la forza del territorio, quella che è stata valutata positivamente dagli investitori esteri e che, con auspicabile probabilità, porterà ulteriori investimenti di soggetti economici interessati ad entrare in una catena del valore ormai consolidata, quella della Motor Valley, e nella nascente specializzazione dell’auto elettrica. L’arrivo di Silk-Faw segna oggi un punto importante perché consolida il fatto che la città aveva tutte le ragioni per immaginare questo nuovo scenario di sviluppo e che gli sforzi compiuti negli ultimi anni in termini di investimento erano corretti e coerenti.

Bisogna però chiedersi se, senza l’arrivo di una consacrazione che arriva direttamente dai due maggiori poli economici del mondo, quali Cina e Stati Uniti, la città avrebbe messo in campo tutte le azioni necessarie per potenziare la propria struttura economica e sociale in un percorso di miglioramento continuo cercando, nello stesso tempo, un’affermazione su scala internazionale. Sarebbe stata in grado la città di autopromuoversi, di valutare i propri punti di forza, spingendo sull’acceleratore per continuare in modo convinto questo percorso?

A prescindere dalla risposta oggi è il momento di prendere in esame i punti di forza del territorio e di valutare come rafforzare le eventuali debolezze che potrebbero limitare il percorso di crescita. La valutazione va fatta, a mio parere, sostanzialmente su tre piani. Il primo è quello di iniziare a guardare ai singoli elementi di successo non come entità indipendenti ma come un “unicuum” territoriale che deve esprimersi e lavorare in modo corale al fine di non disperdere energie economiche e professionali, attribuendo un valore alle interconnessioni settoriali soprattutto per quel che riguarda il tema dell’innovazione, che deve essere il filo conduttore di ogni iniziativa. Tema, quello dell’innovazione, che è legato saldamente a quello dei talenti e delle competenze distintive. Il secondo piano è quello delle relazioni territoriali. La configurazione fortemente poliedrica delle opportunità crea un potenziale nuovo ecosistema economico e sociale che non può essere gestito con gli schemi del passato o con metodologie non strutturate di gestione delle relazioni istituzionali e territoriali. Per questi motivi si rende necessario mettere in campo azioni in cui le scelte politiche di territorio e le strutture di accompagnamento vadano di pari passo, superando concettualmente le barriere che limitano il percorso. È necessario rafforzare le reti per far dialogare in modo stabile competenze e saperi, dal mondo dell’istruzione a quello produttivo, senza dimenticare gli aspetti sociali e di sostenibilità. L’ultimo piano, ma probabilmente il più importante di tutti, è quello delle competenze. La crescita può essere assicurata solo nel momento in cui siano disponibili sul territorio le adeguate risorse professionali. In quasi tutti i settori, soprattutto in quelli ad alta specializzazione, le aziende del territorio vivono un problema di carenza di personale specializzato che l’istruzione superiore e universitaria non sempre riesce a colmare. Continuare ad investire sull’istruzione di qualità è fondamentale per garantire una crescita solida e duratura. —

*Stu Reggiane Spa

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