Ferita con un colpo di forbice una 33enne finisce in ospedale
Prima la chiamata per una lite domestica poi il cambio di versione sull’incidente Sulla vicenda indagano i carabinieri intervenuti in via Colsanto insieme al 118
Martina Riccò
REGGIO EMILIA. «Correte, c’è una lite domestica, una ragazza è stata aggredita». La chiamata giunge alla centrale operativa del 118 ieri mattina intorno alle 10.30, in un momento in cui la città è animata, nelle strade c’è un via vai di auto e, soprattutto, non c’è la “copertura” del buio. Ma la violenza non ha orari e così la macchina dei soccorsi si mette in moto, allertando immediatamente anche i carabinieri.
Quando i volontari dell’ambulanza arrivano nell’appartamento di via Colsanto, una laterale di via Emilia all’Angelo, poco distante dalla rotonda in cui è installata la scultura “Mazinga”, trovano una giovane donna ferita a un polpaccio. A procurarle il taglio è stato un colpo di forbici, trovate poco distanti da lei. Mentre i soccorritori le prestano le prime cure, cercando di tamponare la perdita di sangue, e la preparano per il trasferimento in ospedale, le due pattuglie dei carabinieri si mettono al lavoro per ricostruire la dinamica di quanto accaduto. Dinamica che è tutto tranne che chiara.
Nonostante la chiamata arrivata al 118 parlasse di “lite domestica”, la ragazza ferita, una 33enne di origini nigeriane, nega qualunque coinvolgimento di altre persone, e ai militari, prima di essere trasportata in ospedale a bordo dell’ambulanza, ripete più volte di aver fatto tutto da sola e che si è trattato di un incidente.
Nell’abitazione era presente un suo connazionale, che vive nell’altra camera dell’appartamento, ma che ai militari ha detto di non aver sentito né visto nulla. Fortunatamente le condizioni della 33enne non sono gravi: una volta terminate la medicazione e la suturazione della ferita, la donna è stata dimessa dall’ospedale con una prognosi di una quindicina di giorni. Ora resta da capire cosa sia realmente accaduto nell’appartamento, se si sia trattato di un incidente domestico, come sostenuto dalla 33enne, oppure se qualcuno l’abbia aggredita. I carabinieri hanno aperto un’indagine per verificare le affermazioni raccolte e, nel caso si rivelassero non veritiere, aiutare la donna a raccontare cosa è realmente accaduto, denunciando l’eventuale responsabile dell’aggressione.
Non è infatti così inusuale che una donna vittima di violenza decida di non dire nulla, perché spaventata da possibili conseguenze. Conseguenze che però, e purtroppo è la cronaca a dirlo, possono diventare fatali se non si riesce a spezzare la catena della violenza. —
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