Profili social “rubati” ai politici «Bisogna presidiare gli account»
Il docente universitario Colajanni sui casi denunciati da Vecchi, Mammi e Zanni «Prevenire è difficile, denunciare resta la tutela migliore. Fingersi un altro è reato»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. «Presidiate i vostri profili social. Contro i fake l’imperativo è essere sempre presenti sulle piattaforme fondamentali (Facebook, LinkedIn, Twitter e Instagram) e utilizzare i social il più possibile: coloro che creano un profilo e poi se ne disinteressano possono essere facili prede dei malintenzionati». È la raccomandazione di Michele Colajanni, ordinario di Sicurezza Informatica all’Università di Bologna e docente per un decennio a Unimore, dove ha curato tra l’altro la Cyber Academy.
L’esperto interviene sull’ultima disavventura occorsa al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, costretto a mettere in guardia contro un falso profilo Instagram nel quale un sedicente omonimo, con tanto di foto, prometteva soldi in regalo. Esattamente come accaduto, poco tempo fa, al consigliere regionale ed ex sindaco di Scandiano, Andrea Mammi. E, prima ancora, al presidente della Provincia, Giorgio Zanni. Dopo aver invitato gli utenti a bloccare e segnalare il ladro d’identità digitale, il primo cittadino ieri ha sporto denuncia alla polizia di Stato.
«Il profilo fake, spesso finalizzato alla truffa, è un rischio che riguarda tutte le persone pubbliche. Del resto realizzare un fake è un gioco da ragazzi: basta trovare una fotografia del “bersaglio” e inserire le informazioni minime come nome, cognome, luogo di nascita e di lavoro – ha esordito l’esperto – L’avvertenza numero uno è che sui social bisogna starci per presidiare la propria identità. Questo vale per i professionisti della comunicazione, gli avvocati, gli amministratori, i politici: ogni persona che ha un ruolo pubblico deve registrare i propri dati e tenerli monitorati». Proprio i dati personali, però, forniscono “il materiale” ai malitenzionati: come proteggersi?
«Non esiste alcun modo per prevenire questi tentativi di truffe: nei social non scatta l’alert perché è prevista l’omonimia. È possibile invece per il legittimo titolare tutelarsi ex post. Anzitutto si deve sporgere denuncia alla polizia postale per appropriazione indebita di identità digitale, possibilmente documentata con foto e messaggi (occorre scaricare e conservare tutto): mi pare questo il caso. Si tratta di un reato specifico, l’articolo 494 del Codice Penale: quando un individuo finge di essere qualcuno altro, in presenza o meno di un secondo fine. Più grave l’articolo 640, che rientra nella frode informatica: quando un criminale ruba la login della password di un’identità esistente entrando in maniera abusiva nel sistema informatico la pena prevista va da uno a sei anni. Con la denuncia in mano poi ci si dovrebbe rivolgere a Facebook e chiedere che quel profilo venga cancellato, ma è ovvio che i tempi sono lunghissimi e nulla garantisce che nel frattempo qualcuno non ci caschi; perciò è sempre bene avvisare gli altri utenti del fake in circolazione. Che il falso profilo sia un reato è indubbio; come si fa a individuare il responsabile e a punirlo è un nodo irrisolto della società digitale».
Talmente irrisolto e diffuso, ha sottolineato Colajanni, che «prima delle ultime elezioni presidenziali americane, vinte da Biden, nell’estate 2019 Facebook (che conta 30mila addetti alla sicurezza) ha fatto pulizia e ha cancellato direttamente 2,19 milioni di falsi profili. Un numero spannometrico, che però rende l’idea dell’enormità del fenomeno. Ecco l’azione più immediata, per il singolo preso di mira, è rivolgersi al link allestito dal colosso di Menlo Park per segnalare il falso profilo». —
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