«Criticità nella gestione del comando»
L’ex sindaco Moretti parla di «tendenza ad uscire dai binari». E su Fabbiani: «Comportamenti severi, volevamo trasferirlo»
Tiziano Soresina
montecchio. Nel processo sullo scandalo che ha travolto la polizia locale dell’Unione Val d’Enza continua ad essere l’ora – in aula – delle testimonianze di carattere politico, ieri chiamate in causa dall’avvocato di parte civile Franco Mazza che tutela gli otto sindaci dell’ente.
E pur esprimendosi con grande cautela, Marcello Moretti (ex sindaco di Sant’Ilario ed ex componente della giunta dell’Unione) lascia intendere che più di un sentore c’era su quel corpo sovracomunale, il tutto riassunto da un concetto: «C’erano delle criticità nella gestione del comando della polizia locale». Valutazioni fatte in giunta, tenendo conto della complessità del servizio (a cui si erano aggiunti San Polo e Canossa) ma con l’intenzione di migliorarlo, perché balzava agli occhi la tendenza di uscire dai binari: «Non sempre le linee indicate dall’Unione erano rispettate sul campo – entra nel merito Moretti – in quanto per noi erano prioritari il rispetto del codice della strada, la gestione dei parchi, le scuole. Invece assistevamo al perseguimento dei reati legati al benessere animale, che sono frutto di attività specifica, ma non erano la priorità. Oppure a sanzioni che apparivano puntigliose: se i vigili erano davanti alla scuola, si riscontravano multe per chi passava in bici contromano. È vero che è un’irregolarità, ma suscitava irritazione nei cittadini. Tutto ciò rappresentava un a proiezione negativa della polizia locale verso il cittadino. A Sant’Ilario furono date multe nel periodo natalizio, quando le attività commerciali lavorano di più. Tutti elementi che ci portarono politicamente ad attenzionare il servizio». Poi si è entrati sul alcuni aspetti del processo, a cominciare da un suv (una Mazda cx3) della polizia locale che per gli inquirenti era usata in modo esclusivo da due imputati, cioè Tito Fabbiani e la compagna Annalisa Pallai: «Non sapevo di un uso improprio di quel suv, altrimenti l’avrei segnalato – dice Moretti – e comunque quell’uso non corrispondeva certo al mandato politico». Più specificatamente su Fabbiani: «L’allora comandante Cristina Caggiati (pure lei alla sbarra, ndr) non mi ha mai dato comunicazione di comportamenti illeciti del vice Fabbiani. In giunta parlavamo dei comportamenti molto severi di Fabbiani nel suo ruolo e per lui era stato valutato un trasferimento tramite la mobilità volontaria: un modo per cambiare alcuni aspetti della sua gestione». E si fa pure riferimento ad un agente che avrebbe subito delle vessazioni, da qui la richiesta di trasferimento. «Ne discutemmo con la Caggiati». Più rapida la deposizione di Giuseppe Artioli, attuale sindaco di Campegine: «Non sapevo della situazione dentro il comando – va al sodo – e in giunta dell’Unione parlavamo di situazioni specifiche, per trovare una maggiore corrispondenza tra gli indirizzi dell’ente e l’attività stessa della polizia locale». Si torna in aula dra due mesi, con altre “voci” politiche. —
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