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L’angoscia della famiglia 

Il papà incredulo davanti al carcere «Mio figlio non è mai stato violento»

Am.P.
Il papà incredulo davanti al carcere «Mio figlio non è mai stato violento»

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REGGIO EMILIA. «Patrick non è mai stato un violento». È quanto si è limitato a dichiarare, ieri davanti al carcere di Parma, il padre di Patrick Mallardo, un operaio residente a Reggio Emilia.

Il figlio 18enne ora dietro alle sbarre è accusato di omicidio volontario aggravato (la doppia aggravante consiste sia nella premeditazione, a causa del cambio d’abiti nello zaino, sia dall’aver portato con sé il coltellaccio da cucina usato contro il rivale in amore) più lesioni personali aggravate nei confronti dell’ex fidanzata Maria Teresa Dromì.

Reati pesanti, per i quali il giovane rischia dai venti ai trent’anni di reclusione.

Nell’appartamento del padre, nella nostra città, Patrick ha dormito spesso, scegliendo l’ente professionale Simonini di Reggio Emilia proprio in virtù del legame affettivo con il genitore, ancora incredulo per l’accaduto.

Il padre, di origini meridionali, risiede nel Reggiano da almeno vent’anni. Fino a cinque anni fa abitava a Guastalla: poi, dopo la separazione dalla moglie, si è trasferito in città, mentre Patrick è andato ad abitare con la madre e il compagno di lei, in via Fognano a Parma.

Il padre non ha voluto commentare oltre. «Con il figlio ha un rapporto molto intenso, ma Patrick vive con la madre e il papà non ha avuto un contatto diretto con quanto accaduto», ha riferito l’avvocato del foro di Reggio Emilia, Alessio Barboni.

Quel che trapela dal contesto familiare è che le accuse dell’ex fidanzata (che ha vissuto tre mesi dalla madre di Patrick dopo essersene andata da casa, ospitalità terminata nel dicembre scorso quando lei ha lasciato il 18enne per Tanzi) non risultano: il genitore nega con forza che Patrick la picchiasse.

Ieri mattina, in occasione dell’udienza di convalida, l’intera famiglia Mallardo ha atteso davanti al carcere di via Burla: il papà, la mamma, il compagno di quest’ultima, la nonna, il fratello e lo zio materno.

Tutti presenti fuori dal cancello, ansiosi di apprendere le ultime novità dagli avvocati Raffaella Santoro di Parma, incaricata dalla mamma, e dall’avvocato Alessio Barboni, designato dal papà.

Si è trattata di un’udienza in videoconferenza causa Covid: il pm Fabrizio Pensa e il giudice Sara Micucci in tribunale, i codifensori del giovane e la guardia carceraria davanti a un computer.

Patrick si è avvalso della facoltà di non rispondere, sia per una precisa strategia difensiva («abbiamo ricevuto gli atti ieri mattina, occorre tempo per studiarli») sia per uno stato confusionale che ha suggerito prudenza.

«Il nostro assistito è particolarmente sotto shock, dovrà ritrovare un suo equilibrio», ha riferito l’avvocato Barboni, che insieme alla collega si è opposto alla convalida del fermo di indiziato di delitto («a nostro avviso non sussistono i presupposti, è stato lo stesso Patrick a chiamare le forze dell’ordine») e ha chiesto gli arresti domiciliari. Il giudice Sara Micucci, che in un primo tempo è riservata, nel pomeriggio ha deciso: fermo convalidato e custodia cautelare confermata. Scelta scontata, visti i propositi di suicidio pronunciati dal giovane. —

Am.P.

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