Gazzetta di Reggio

Reggio

2 agosto 1980 

Ricostruiti i flussi di denaro andati agli stragisti di Bologna

Ricostruiti i flussi di denaro andati agli stragisti di Bologna

Per la Procura Generale i soldi vennero sottratti da Gelli al Banco Ambrosiano L'operazione finanziaria, secondo la Finanza, fu in tre tranche a partire dal 1979

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Si è parlato dei flussi di denaro che, secondo la Procura Generale di Bologna, servirono a finanziare la strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria del capoluogo emiliano nella prima parte dell’udienza di ieri a Bologna del processo a carico del reggiano Paolo Bellini, di Domenico Catracchia e Piergiorgio Segatel. Milioni di dollari sottratti al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e transitati sui conti del capo della P2 Licio Gelli, del suo prestanome e cassiere Marco Ceruti e del suo braccio destro, Umberto Ortolani, e poi in parte utilizzati per finanziare l’attentato.

I movimenti di denaro sono stati analizzati in Corte d’assise dal capitano della guardia di finanza Cataldo Sgarangella. In particolare, Sgarangella ha ricostruito il flusso di denaro, pari a circa 15 milioni di dollari, documentato dal cosiddetto appunto “Bologna”, trovato nel portafogli di Gelli al momento del suo arresto a Ginevra nel settembre del 1982.

L’operazione finanziaria, secondo gli investigatori, può essere suddivisa in tre tranche, a partire dal febbraio del 1979. Una prima parte di 9,6 milioni di dollari transitò sui conti “tortuga” e “bukada” della banca Ubs di Ginevra, formalmente intestati a Ceruti. Altri 3,5 milioni furono incassati da Gelli e Ortolani a titolo di provvigione, e infine 1,9 milioni furono trattenuti da Gelli e depositati in una filiale dell’Ubs sul conto corrente 525779 X.S., lo stesso menzionato sul frontespizio dell’appunto “Bologna”, per recuperare somme anticipate dal venerabile prima della distrazione dei 15 milioni. Confrontando le somme riportate nel documento “Bologna” con altri due documenti sequestrati nel 1981 nella villa di Gelli a Castiglion Fibocchi, gli investigatori hanno concluso che da una parte del denaro, pari a cinque milioni di dollari, fu preso il milione di dollari che, stando alla ricostruzione fatta dagli inquirenti, fu consegnato da Gelli a Ceruti tra il 20 e il 30 luglio 1980, e poi finì agli attentatori.

Nell’appunto di Bologna sono indicate anche le somme di 850.000 e 20.000 dollari che, secondo la procura generale, finirono rispettivamente a Federico Umberto D’Amato (ex capo dell'ufficio Affari riservati del ministero dell’Interno, indicato come “zaff”, abbreviazione di “zafferano”) e a MarioTtedeschi, direttore de “Il Borghese” e parlamentare del Msi.

Entrambi, secondo gli inquirenti, furono tra i mandanti, organizzatori e finanziatori della strage assieme a Gelli e Ortolani, anche se nessuno dei quattro è a processo in quanto sono tutti deceduti da tempo.

Le tracce dei soldi sono state seguite anche nella tranche pomeridiana dell’udienza. In particolare è stata tratteggiata, tramite la testimonianza del figlio Roberto, la figura di Giorgio Di Nunzio, che sarebbe stato il primo beneficiario dei soldi destinati a finanziare la strage. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google