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L’ESPERTO stefano bergagnin 

Le cause: «Consulenze al ribasso e mancanza di controlli in azienda»

Le cause: «Consulenze al ribasso e mancanza di controlli in azienda»

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FERRARA. «Prima o poi lo Stato si accorgerà di questa situazione anomala e purtroppo tragica? Un mercato di consulenze sulla sicurezza sul lavoro basato solo sul massimo ribasso! Società di consulenza che fanno nominare i propri tecnici responsabile del servizio di prevenzione e protezione esterni solo per fargli compilare documenti di valutazione dei rischi inutili, senza neppure averli mandati a visitare l’azienda cliente! Preventivi di poche centinaia di miseri euro pur di invadere un mercato ormai distrutto». È un fiume in piena Stefano Bergagnin, imprenditore ferrarese che si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro con la Pass srl, membro del gruppo di lavoro sicurezza del Consiglio nazionale ingegneri. L’allucinante sequenza di morti sul lavoro che si sono susseguite negli ultimi giorni lo colpisce come uomo e come professionista.

Ingegnere, stiamo assistendo a una strage: di chi sono le responsabilità?

«Chi ci rimette sono sempre i lavoratori/lavoratrici che muoiono: ma quale non sensibilità dei lavoratori stessi di cui parlano i filosofi della sicurezza senza neanche sapere quando una macchina è o non è a norma. Il Covid purtroppo ha portato anche questo, l’aumento degli infortuni perché chi lavora e ha ancora uno stipendio non trova neppure il coraggio di contestare la mancanza di sicurezza della propria postazione o della propria macchina/attrezzatura pur di continuare a portare a casa il denaro per campare in un momento come questo».

Come fermarla?

«Quando finalmente avremo un controllo effettivo con sopralluoghi delle Asl nelle fabbriche e soprattutto nelle piccole imprese. Senza perdere e far perdere tempo per fare redigere e controllare montagne di carta quando basta aprire gli occhi o fare due chiacchiere con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza per capire che quello che si usa non è in regola».

Servono nuove leggi?

«Abbiamo norme chiare sulla sicurezza dagli anni ’50 (nonostante alcune carenze come in materia di ambienti confinati o smartworking), ma qualcuno continua a dire che è colpa delle norme complicate, di Confindustria (le grandi aziende chissà perché sono invece quelle a minori infortuni), degli organi di vigilanza, dei lavoratori che se ne fregano.... Ma stiamo scherzando? Vogliamo obbligare i consulenti e le Asl ad andare a verificare sul campo se i posti di lavoro sono davvero sicuri? O dobbiamo aspettare che i cantieri del 110% mietano centinaia di vittime perché tanto i lavori si hanno da fare e c’è poco tempo?».

Modelli da seguire?

«All’estero sono più pratici, nei Paesi anglosassoni, per esempio, le norme sono compatte e vengono messe a disposizione dagli enti ufficiali vere e proprie linee guide pratiche per spiegare come si deve fare sicurezza, ed è ciò che poi vanno a controllare che venga messo in atto». —

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