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l’allarme  

«Amianto, censimento ancora da completare»

L. S.
«Amianto, censimento ancora da completare»

La Cisl: «Mancano dati certi sulla presenza negli edifici» Reggio fra le più colpite in Emilia da malattie professionali

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REGGIO EMILIA. Quella dell’amianto è una triste storia infinita, che continua a produrre gravi malattie professionali trent’anni dopo la chiusura dell’Icar di Rubiera e degli altri tre stabilimenti Italiani dell’Eternit e dopo l’analoga riconversione delle numerose fabbriche utilizzatrici di questo materiale messo al bando dall'Italia nel 1992.

La “Giornata mondiale vittime dell'amianto”, che s'è celebrata il 28 aprile, ha offerto alla Cisl Emilia-Romagna l’occasione per denunciare il ritardo nella bonifica delle tante costruzioni in cui questa insidiosa fibra naturale è ancora presente.

Ciro Donnarumma, segretario regionale della Cisl con delega alla salute e sicurezza sul lavoro, lancia l’allarme: «Benché la nostra Regione sia tra le poche in Italia ad essersi dotata di un piano specifico per azzerare il rischio amianto, rimane ancora molto da fare per la sua attuazione. Ma per farlo serve un impegno concreto e più incisivo da parte delle multiutility, dell’Inail e dei Comuni».

Il sindacato osserva che non ci sono dati certi sulla quantità di amianto ancora racchiusa negli edifici dell'Emilia Romagna. Si stima che vi siano 2,5 miliardi di metri quadri di coperture in cemento/amianto, pari a circa 32 milioni di tonnellate e circa otto milioni di metri cubi di amianto friabile.

«La priorità – sottolinea Donnarumma – è certamente quella di completare il censimento, facilitando al massimo grado l’asportazione e lo smaltimento di questi materiali, anche per evitare che finiscano tra i rifiuti indifferenziati». I privati cittadini possono rimuovere dalle loro proprietà fino a 500 chilogrammi d’amianto.

«Perchè ciò funzioni – rileva Donnarumma – è necessario che le aziende ex-municipalizzate ritirino queste piccole quantità, com'è previsto dal servizio di gestione dei rifiuti urbani».

In secondo luogo, a suo avviso, occorre che l’Inail costruisca con la Regione un data base di coloro che sono esposti a rischi professionali di natura cancerogena, avviando azioni di tutela nei loro confronti. Infine l’Anci dovrebbe, a suo parere, fornire ai comuni linee guida per la gestione dei siti in cui è presente amianto, secondo le mappature locali, semplificando le operazioni. L’inalazione di fibre d’amianto provoca l’asbestosi, infiammazione cronica dei polmoni. Ne può derivare il mesotelioma, un tumore maligno che si manifesta anche a trent’anni di distanza. La nostra provincia è tra le più colpite, ma non c’è territorio che sia rimasto immune.

Tra le persone che negli ultimi 25 anni sono risultate affette da malattie provocate dall'asbesto si contano molti lavoratori. L’anno scorso si è registrata una sensibile diminuzione delle denunce di malattie professionali correlate all’amianto. Se ne sono registrate 101, mentre la media del quinquennio 2015-2019 era di 152 casi annui. Potrebbe essere un primo segnale del previsto miglioramento, tanti anni dopo la cessazione delle attività produttive che utilizzavano questo materiale, ma Donnarumma non è d’accordo: «Non illudiamoci e non abbassiamo la guardia, perché il calo potrebbe essere dovuto al Covid 19, che ha rallentato tutte le produzioni industriali». —

L. S.

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