Gazzetta di Reggio

Reggio

enti locali 

È rebus smart working per duemila dipendenti degli uffici pubblici

Ambra Prati

Riorganizzazioni in vista con la caduta della soglia del 50%  Provincia e Comune al lavoro per i possibili cambiamenti

3 MINUTI DI LETTURA





Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Smart working e dipendenti pubblici: con il Decreto Proroghe cade l’obbligo del 50% in lavoro agile, che potrà essere prorogato fino al 31 dicembre ma non avrà più una soglia minima. Il decreto prevede anche che dal 2022 la percentuale obbligatoria di lavoro a distanza passerà dal 60 al 15 per cento. Un provvedimento che, a Reggio, riguarda oltre duemila persone, senza contare gli uffici Ausl. Persone che gli enti nostrani non paiono avere fretta di richiamare in presenza: poiché ora si tratta di normare lo smart working si teme il solito stallo all’italiana o il rebus della burocrazia, sospeso dalla pandemia.

«Sono saltati gli obblighi quantitativi, ma nulla vieta di proseguire con lo status quo – esordisce Alfredo Luigi Tirabassi, segretario generale della Provincia, che conta 150 dipendenti – Attualmente i servizi amministrativi hanno una quota elevata di smart working, i servizi operativi (tecnici delle strade e delle scuole) sono più bassi. Nel complesso siamo molto oltre il 50%. La Provincia non ha imposto regole rigide e finora questa politica ha pagato».

E ora che succede?

«Non prevedo cambiamenti rilevanti – prosegue Tirabassi – I dipendenti che intendono continuare a usufruire di questa modalità potranno continuare a farlo. Immagino che il personale tenderà a prolungare lo smart working, anche perché tra un mese chiuderanno le scuole e alle ferie si intrecceranno le esigenze familiari. Piuttosto dal mio punto di vista è fondamentale che vengano confermate le modalità semplificate di accesso al lavoro agile, che di per sé prevederebbe la redazione di un accordo puntuale tra dipendente e azienda e comunicazioni all’Inps. Nella forma semplificata, in vigore da marzo 2020, si può procedere senza questo iter; questo ci tranquillizza, se dovessimo ottemperare per 150 dipendenti sarebbe complicato».

L’accordo al quale si fa riferimento è il Pola (piano organizzativo del lavoro agile), le regole ancora latitano. «Nell’ottobre 2019 avevamo steso un canovaccio e l’esperienza dell’anno Covid ha comportato modifiche significative. Se prima gli interessati erano una manciata calcoliamo che, quando si dovrà tornare, potrebbero essere allettati da un terzo fino a metà del personale». L’ente che conta il maggior numero di dipendenti è il Comune di Reggio: 1.500 persone – ai quali bisogna sottrarre i servizi in presenza come scuole (500 persone), Municipale (170) e sportelli al cittadino – che superano la quota del 50%.

«Il decreto toglie solo la spada di Damocle del vincolo, che all’inizio ha indotto ad esempio alcuni enti a imporre il “tutti a casa per tre pomeriggi alla settimana” – spiega Maurizio Battini, direttore generale del Comune – Noi non torneremo indietro. Siamo orientati a continuare su questa strada, cercheremo di rendere strutturale la riorganizzazione».

Il rischio però è che i Pola rimangano un miraggio.

«Penso semmai il contrario – prosegue Battini – La pandemia ha indotto il governo a derogare un ampio campo (assicurazione, infortunio, controllo delle ore, spese, come misurare il risultato) che non è mai stato affrontato, perciò lo smart working non decollava. Da marzo scorso Roma ha derogato questi aspetti non secondari rimasti nel limbo e abbiamo fatto passi da gigante. Il Comune ha eseguito l’analisi degli interessati e delle funzioni che possono essere svolte da casa: sui Pola siamo in fase di adozione. Con un’avvertenza: il lavoro agile si sviluppa laddove è presente un vantaggio sia per il lavoratore sia per la pubblica amministrazione». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google