La Sicilia ricorda Peppino Impastato
Palermo. «Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà». È la lezione di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia 43 anni fa, il 9 maggio 1978. Il suo sogno-profezia resta attualissimo. Come quello di Paolo Borsellino, così simile: «Questa terra diventerà bellissima». Bruttissima per loro è la mafia. C’è un cammino da fare, però, che, certo, non è eterno, ha detto una volta Giovanni Falcone, perché la mafia è una maledizione che ha dentro la sua fine. Un percorso che tutti devono intraprendere. Sono quei “Cento passi” che possono segnare la differenza. E che una maratona della memoria – fra presidi e iniziative culturali tra Radio Aut a Terrasini e Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato a Cinisi – vuole continuare a compiere per solcare un campo che non si vuole lasciare agli uomini del disonore.
A Cinisi, paesino vicino all’aeroporto dove decollava il traffico di droga, quel breve incedere separa la casa di Peppino da quella di Tano Badalamenti. Nel 1968 Impastato si ribella come tanti giovani al padre. Per Peppino la ribellione diventa sfida allo statuto della mafia e ha un prezzo altissimo. Con «Radio Aut» che infrange il tabù dell’omertà e con l’arma del ridicolo che distrugge il clima riverenziale attorno alla mafia, Tano Badalamenti diventa «Tano Seduto» e Cinisi «Mafiopoli».
Impastato si presenta alle elezioni comunali ma lo fanno saltare in aria sui binari con sei chili di tritolo. L’omicidio coincide col ritrovamento a Roma del corpo di Moro ed è rubricato come suicidio o atto terroristico. Solo nel 2002 Badalamenti sarà condannato come mandante. —
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