Beni confiscati, così l’antimafia sradica la cosca da Brescello
REGGIO EMILIA. Quest’estate i capannoni di Francesco Grande Aracri e quelli del nipote Alfonso Diletto saranno definitivamente restituiti alla comunità. A prenderli in carico sarà il Comune di Brescello, come già annunciato nelle scorse settimane dall’amministrazione locale, che da una parte ha visto l’uscita polemica dell’associazione antimafia Agende Rosse dalla commissione legalità, dall’altra si vede restituire pezzi di territorio controllati non solo economicamente dalla cosca Grande Aracri. I capannoni in questione sono in Strada Breda Vignazzi, fazzoletto terminale del quartiere tristemente soprannonimato “Cutrello”, dove viveva e imperava - con tanto di vedette - la famiglia di Francesco Grande Aracri.
Il passato è d’obbligo perché con l’arresto nel 2019 del reggente di Brescello e dei suoi figlio, è stata finalmente liberata la casa di via Pirandello 6, dove il fratello del boss Nicolino abitava con la famiglia. Si tratta infatti di una casa confiscata da tempo, quindi di proprietà dello Stato, liberata solo in quell’occasione per evitare ulteriori problemi di ordine pubblico. Ora tocca ai capannoni, le cui chiavi saranno affidate poi alla protezione civile di Brescello. Un’azione possibile dopo il lavoro dell’amministratore giudiziario del patrimonio, l’avvocato Rosario Di Legami, che ieri ha testimoniato durante il processo “Grimilde” contro al cosca di Brescello. Per Di Legami, ad esempio, «la Eurogrande Costruzioni aveva visto cessioni di quote che in realtà restavano in mano a Francesco Grande Aracri» ha spiegato, riportando vari casi di passaggi di mano che formavano «un turbinio di cessioni societarie» pensati per evitare i sequestri antimafia, basati sulla sproporzione tra quanto dichiarato al fisco e quanto in realtà in possesso ai soggetti della cosca. Una strategia di occultamento del patrimonio illecito riconducibile a Francesco Grande Aracri bloccata dal tribunale di Reggio Emilia.
«Questo tribunale è stato il primo ad utilizzare le misure di prevenzione contro le mafie al nord» ricorda Di Legami al collegio presieduto dal giudice Giovanni Ghini, «proprio con il sequestro nel 2013 a Brescello, a cui poi ne sono seguiti molti altri». —
E.L.T.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
