«L’azienda è in ostaggio del vincolo paesaggistico sulla cascina inagibile»
CADELBOSCO SOPRA. «Quando abbiamo comprato la casa e il terreno a Villa Argine, immaginavamo il futuro della nostra famiglia. Abbiamo investito tempo, denaro e salute, facendo un vivaio, il capannone e sistemando tutto. Purtroppo i nostri piani sono sfumati quando la casa ha cominciato a creparsi, fino ad essere insanabile». A parlare è Marco Giudici, 38 anni, che con la moglie Zara e i loro tre figli sognano di abitare a Villa Argine e di realizzare una fattoria didattica. Il titolare dell’azienda agricola di via Santa Giustina 31 è stato recentemente derubato di attrezzature per un valore di cinquemila euro.
«Finché non verrà abbattuto il casolare accanto al capannone, il nostro sogno resterà nel cassetto», dice. Marco e Zara si appellano all’amministrazione comunale di Cadelbosco per chiedere che venga tolto il vincolo paesaggistico sul casolare irrimediabilmente danneggiato contenuto nel Prg. «Detto da più di una relazione fatta da un ingegnere strutturalista, depositata in Comune, qui comincia il nostro calvario fatto di burocrazia irrazionale, dove una norma del Piano regolatore del Comune di Cadelbosco vieta la demolizione di un immobile con vincolo paesaggistico comunale, anche se l’immobile in questione è ormai irrimediabilmente compromesso. A Bagnolo in Piano, invece, viene concessa la demolizione e la successiva ricostruzione – spiega Marco Giudici –. Ormai sono più di 2 anni che presentiamo relazioni senza ricevere risposte. Abbiamo sentito tante parole e ricevuto solidarietà, ma se queste parole non si trasformano in fatti e soluzioni pratiche, ci consolano poco. C’è una norma del Regolamento urbanistico edilizio che va adeguata, e ne sono tutti consapevoli, ma come ci hanno detto ci vorranno anni, nei quali dovremmo rimanere inermi a guardare una casa che cade senza poter fare nulla, e col rischio di finirci sotto».
«Noi ci chiediamo che valore paesaggistico ha una casa del genere. Abbiamo chiesto la rimozione del vincolo nel 2019. Mai ricevuto una risposta. Probabilmente i ladri sarebbero venuti comunque, ma se fossimo lì a presidiare la nostra azienda ora non ci sentiremmo così disarmati, vivendo nel terrore che tornino a completare l’opera. Mi sono sempre chiesto perché il nostro territorio sia pieno di case abbandonate, mezze crollate, lasciate lì in balia del tempo. Adesso – conclude sconsolato Marco Giudici – conosco la risposta». —
M.P.
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