La protesta dei centri commerciali «Fateci lavorare anche il week-end»
Ieri mattina i negozianti di Petali, Ariosto e Meridiana hanno abbassato per dieci minuti le saracinesche «La metà degli incassi veniva fatturata nei fine settimana, qui sono a rischio decine di posti di lavoro»
Leonardo Grilli
reggio emilia. Ieri mattina nei centri commerciali reggiani si è respirata, almeno per un po’, la stessa aria spettrale che si percepisce da tempo nei fine settimana. Proprio come accade nei week-end i commercianti hanno deciso di abbassare le saracinesche dei propri negozi per dieci minuti come protesta simbolica contro le chiusure forzate imposte da mesi nei giorni festivi e pre-festivi a causa della pandemia da Coronavirus.
«Abbiamo correttamente fatto la nostra parte – la voce che si alza unanime da direttori e lavoratori – ma ora basta. Le perdite sono enormi e vogliamo tutelare i posti di lavoro, siamo in grado di aprire in totale sicurezza». E i numeri, effettivamente, sono enormi. Da soli i centri commerciali I Petali, Ariosto e Meridiana garantiscono uno stipendio a circa mille persone, assunte in un totale di quasi 150 negozi. Dipendenti che in molti casi sono a regime di cassa integrazione per far fronte alle minori entrate e che, ora, hanno paura di perdere il proprio posto.
L’ariosto
Preannunciata dalla voce registrata dell’altoparlante, all’Ariosto l’adesione alla protesta è stata altissima. Alle 11, orario in cui è iniziata la manifestazione in tutta Italia, praticamente solo l’IperCoop ha continuato a servire i clienti.
Sono quaranta le attività aperte nel centro commerciale, per un totale di circa duecento lavoratori assunti. «L’iniziativa voluta dalle principali associazioni di categoria – spiega il direttore, Mauro Pontremoli – vuole dare voce a dipendenti che da oltre un anno subiscono gli effetti della pandemia e delle restrizioni del governo, che complicano ulteriormente la capacità operativa. Noi chiediamo di valutare l’apertura dei centri commerciali anche nei fine settimana, sono strutture dotate della tecnologia necessaria e del personale formato necessario per gestire in sicurezza anche flussi importanti di persone».
In totale contano circa mille dipendenti e quasi 150 negozi. Ma i lavoratori dei centri commerciali reggiani, in molti casi in cassa integrazione, ora hanno paura
Lavoratori che in molti casi sono in cassa integrazione
Ma da mesi sono costretti a chiudere nel fine settimana
PETALI. adesione molto alta, era nolto setita questa protesta l’obiettivo di tutti e di roconfermare i posti di lavoro e di non asicare indietro nessun. la cosa importante è questa. sono sei mesi che siamo in silenzio giustament aspettando il passaggio della pandemia e il miglirmanrto ma vedere che in altri lughi si verificano assembramenti, noi siamo in grado di gestire le cose meglio, soino presidatte, spesi decine di migilaia per la sanificazione e le linee guida. siamo sicuri di essere una struttra sicurissima. abbimao subito anche un giusto controllo la scorsa estate interforze che hano valutato le noste linee guida buone e ci hanno fatto i complimenti perchè già dallo scorso anno abbima gewtito una ristorazione esterna, un polmone che impediva assembramenti. attivata già
45% in neo se il fine settimana in meno, una perdita importante. e ci sono già dipendenti in cassa integrazione alla fine dellaquale il nostor obiettivo è che tutti tornino al loro posto non volgiamo perdere nemmeno un posto di lavoro. qui c’è un senso di appartnenza omlto alto, siamo una squadra, una famiglia.
56 negozi, durante il fine settimaan sono aperti solo cinque. crica 400.
MERIDIANA
Matteo Barchi dell’uffcio direzione Meridiana.
protesta di alcuni commercianti del centro commerciale sulla situazione ben nota per la problematica legata alla chiusura del fine settimana siamo stati penalizzati da tempp e alcuni hanno deciso di aderire alla protesta. non tutti hanno aderito.
30 attività per circa duecento lavorati.
situazione ibrida, avento molti servii e attività di carattere alimentare come l’eeboristeria, quello che vende caffè, il 50% sono quelli chiusi. lavanderia, denstisti. numero importante ma la nostra fortuna è stata questa.
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