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M5s: «Dubbi sul finanziamento Silk Faw»

M5s: «Dubbi sul finanziamento Silk Faw»

I parlamentari reggiani sul progetto: «Perplessità su impatto ambientale e provenienza delle risorse annunciate»

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REGGIO EMILIA. «L’operazione Silk-Faw ha suscitato unanimi entusiasmi. La nascita di un centro di produzione di automobili con investimenti per un miliardo di euro a Gavassa porterà certamente posti di lavoro e nuove possibilità di sviluppo al nostro territorio. La modalità con cui sta prendendo forma suscita però perplessità, soprattutto di ordine finanziario e ambientale». A dichiararlo in una nota sono i parlamentari reggiani M5s, l’europarlamentare Sabrina Pignedoli, e i deputati Davide Zanichelli e Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera.

«Un’inchiesta appena pubblicata sul mio sito dimostra che il nome Silk-Faw Automotive Group Ltd compare in pochissimi documenti pubblicati su internet – aggiunge Pignedoli – In uno di questi si legge che una società delle isole Cayman, la Silk Ev Cayman Lp, avrebbe emesso un’obbligazione convertibile sottoscritta per il valore di 15 milioni di dollari da Ideanomics Inc. Questi 15 milioni sono esplicitamente destinati a finanziare l’operazione Silk-Faw: perché finora questo non era stato reso pubblico? Quale il ruolo di Ideanomics in questa vicenda?».

Secondo il M5s, «recentemente Ideanomics è stata protagonista del fallimento del progetto di una nuova borsa valori nel Delaware, finanziata anche con soldi pubblici. Tempo prima in Connecticut il suo maggior azionista, Bruno Wu, aveva lanciato con Ideanomics un immaginifico business high tech sostenuto da 10 milioni di dollari pubblici, poi finito nel nulla». E ancora: «Il nome di Bruno Wu e di almeno una sua impresa si ritrova anche nei Panama Papers. Le origini dei capitali che si investiranno a Reggio si perdono nei meandri di trust insondabili e paradisi offshore. È solo una piccola parte dell’investimento, ma è l’unica finora rintracciabile». Per i parlamentarli M5s, «le aziende cinesi porteranno investimenti importanti, ma vengono anche a imparare in un distretto come la Motor Valley che il mondo ci invidia». Di qui alcune domande: «È stato valutato l’impatto di una simile presenza sul futuro dell’automotive d’eccellenza italiano? Si sono considerate le conseguenze in prospettiva sui marchi europei e italiani? Si ha un’idea dell’impatto ambientale di questa nuova industria, che avrà un’estensione enorme, circa 320 mila metri quadri? Le dichiarazione del presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini e del sindaco di Reggio Vecchi non sono state finora molto chiare riguardo allo sviluppo del progetto».

Dubbi sull’operazione sono stati espressi anche da Forza Italia, attraverso il senatore Enrico Aimi, coordinatore regionale, e Gianluca Nicolini, coordinatore provinciale: «Ci sono troppi interrogativi ancora senza risposta, sul piano industriale e finanziario in primis, relativamente al possibile impatto negativo su un distretto come la Motor Valley». —

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