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Max Mara si espande in Lunigiana e fa rinascere la storica filanda

Alessandra Vivoli
Max Mara ha scelto la zona dell’ex Filanda di Aulla per un nuovo polo produttivo
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Max Mara ha scelto la zona dell’ex Filanda di Aulla per un nuovo polo produttivo

Reggio Emilia, nuovo polo produttivo in Toscana con 52 posti di lavoro per il gruppo reggiano simbolo della moda

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AULLA. È stata per anni la fabbrica delle donne, le “filandine” simbolo della Lunigiana, non solo di Aulla. Una fabbrica che ha fatto parte del tessuto economico e sociale del territorio, tanto che la zona in cui è stata attiva per tanti anni non si è più chiamata Ragnaia ma la filanda, prima. E la ex filanda, poi. A ridare ossigeno e, a livello di immaginario (visto che i mezzi si sono adeguati all’innovazione tecnologica) a rimettere in moto i telati ci ha pensato Max Mara, uno dei marchi del made in Italy – con sede centrale a Reggio Emilia – conosciuto nel mondo. L’azienda ha scelto la zona dell’ex Filanda di Aulla per un polo produttivo che, ad oggi, dà lavoro a 52 persone. Una realtà imprenditoriale importante che, in Lunigiana, ha delocalizzato un segmento di produzione delle proprie collezioni. Con una ricaduta occupazionale a due cifre.

Alcune della maestranze sono arrivate dalla sede di Reggio Emilia, altre sono state attinte dalla provincia apuana. E, soprattutto, un nuovo insediamento produttivo che in futuro potrebbe essere potenziato visto che Max Mara è uno dei marchi forti della moda “made in Italy”.

La storia. Agli inizi del ‘900 il grande insediamento industriale, gemello di un altro sorto alla Spezia, a Fossamastra, ha dato lavoro a migliaia di operai, in gran parte donne che per la prima volta, spesso ad appena 14 anni, sono diventate operaie, hanno contribuito in maniera determinante al mantenimento delle famiglie, alla stessa ricchezza di Aulla. Il 1° dicembre 1943, il bombardamento aereo degli alleati, durante la Seconda Guerra Mondiale, portò distruzione e morte. Era l’ora di pranzo e gli operai della fabbrica Montecatini, la Filanda, erano in pausa. Morirono in tanti, sia fra gli operai che fra i civili, compresi diversi bambini. Inevitabilmente la fabbrica si fermò e il quartiere iniziò a sfollare. La società lunigianese novecentesca si era sviluppata attorno allo stabilimento Montecatini, per un secolo attivo ad Aulla. Tanti hanno lavorato in quello stabilimento, fino a 1.500 furono gli occupati, chi come operaio fabbricando sacchi di juta, soprattutto donne, chi come impiegato negli uffici.
Insomma una fabbrica che per decenni è stata radicata nel tessuto sociale ma anche nel Dna della lunigiana e, allo stesso tempo, un polo che ritrova una cifra, quella legata ai tessuti, che sembrava irrimediabilmente perduta.

Il nuovo progetto. Una parte della produzione delle collezioni Max Mara viene prodotta ad Aulla, nell’insediamento alla ex filanda. Non si tratta di collezioni destinate a un mercato particolare, ma delle stesse che finiscono negli store italiani e di tutto il mondo. Un insediamento che sfrutta la continguità e la strategicità di Aulla con la sede centrale della Max Mara, a Reggio Emilia. Un polo che conferma la ex filanda come un polo produttivo e commericale importante non solo per Aulla ma anche per buona parte della Lunigiana e della provincia apuana.

Il sindaco toscano. Il sindaco di Aulla, Roberto Valettini, commenta così il polo produttivo insediato alla ex filanda. «Non posso che esprimere apprezzamento per una eccellenza del made in Italy nel nostro territorio – spiega il primo cittadino di Aulla – L’auspicio è che possa radicarsi sempre di più sul nostro territorio e, in un futuro, implementare la manodopera».

Il gruppo. Il gruppo Max Mara sembra abbia proprio tutte le intenzioni di radicarsi sul territorio. Tanto che sarebbe stata avanzata la richiesta di iscrizione alla Confindustria di Massa Carrara. Insomma un segnale importante non solo di fiducia nella provincia ma anche di strima nella Confindustria apuana e nel ruolo che essa ricopre a tutela delle imprese, dalla costa fino alla Lunigiana.

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