Otto focolai in provincia e 721 fra studenti e prof ancora in quarantena
reggio emilia. Non era necessario aspettare l’esortazione di Mario Draghi per dare la precedenza nelle vaccinazioni alle persone fragili, in primo luogo agli anziani, che fin dall’inizio della pandemia si sono dimostrati i soggetti più vulnerabili in termini di ricoveri in terapia intensiva e di decessi. Lo si è fatto e nella fascia d’età più avanzata la mortalità è diminuita, ma non azzerata. Nelle ultime settimane il Covid ha continuato a mietere vittime anche fra gli ultraottantenni, che nel 90% dei casi hanno ricevuto almeno la prima dose del vaccino, teoricamente in grado di garantire non l’assoluta immunità, ma la sopravvivenza all'eventuale contagio. «Le persone molto anziane – spiega Cristina Marchesi, direttore generale Ausl – non sempre rispondono alla vaccinazione. Inoltre fra gli ultraottantenni c’è anche chi non s'è vaccinato. L’età molto avanzata ha fatto propendere i familiari verso questa decisione. Fra gennaio e marzo s’erano registrati decessi fra gli anziani che non avevano completato il ciclo della vaccinazione o si erano contagiati subito dopo l’inoculazione».
«Vi sono casi – aggiunge Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero – di persone morte non per il Covid, ma con il Covid, che ha rappresentato soltanto la causa terminale del decesso».
Anche per la vaccinazione antinfluenzale si è sempre data la priorità agli anziani. Tuttavia nei loro confronti ogni vaccino risulta meno efficace a causa dei processi di invecchiamento, che portano il sistema immunitario a essere meno reattivo alle minacce che provengono dall’esterno come virus e batteri. È il fenomeno della cosiddetta immunosenescenza, che si manifesta anche nella risposta ai vaccini. Peraltro l’utilità della vaccinazione è dimostrata dalla diminuzione dei contagi. E appare secondaria la scelta del vaccino, che viene talora condizionata dalla paura dei nefasti effetti collaterali, in realtà ridotti a una percentuale insignificante anche per Astrazeneca, temuto da molti.
«Il miglior vaccino – sentenzia Mazzi – è quello che riusciamo a fare per primo». Per fortuna, a differenza di altre regioni, in Emilia-Romagna è risultato marginale il rifiuto di Astrazeneca, che nella nostra provincia e nel resto della regione non ha fatto registrare alcuna conseguenza grave.
Nella vicina Modena ne risultano esaurite le scorte per la prima dose. Ciò ha contribuito ad aumentare il grado di copertura di cui gode ormai una buona parte della popolazione più esposta ai rischi del contagio. —
L.S.
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