A.A.A. cercansi camerieri per bar e ristoranti reggiani
Le incertezze legate alle riaperture dei locali influiscono sulla ricerca di personale
Evaristo Sparvieri
REGGIO EMILIA. Mancano i camerieri. E qualche volta anche i cuochi. Entrambe diventate figure rarissime. E così i locali che si trovano a dover fronteggiare le difficili riaperture ricorrendo esclusivamente a spazi esterni, con incassi vincolati al coprifuoco e a una situazione meteo che finora non ha dato grandi soddisfazioni, finiscono a dover fronteggiare anche un’altra inattesa crisi, ennesima conseguenza dell’emergenza Covid: quella della carenza di personale.
Una situazione probabilmente destinata a cambiare nell’arco di qualche settimana. Ma che finora ha caratterizzato le riaperture di molti bar e ristoranti, decisamente sorpresi che – di fronte alla carenza di occupazione – si faccia decisametne più fatica del solito a trovare queste figure lavorative.
«Ci aspettavamo la fila, invece si fa davvero fatica, molto più del solito», conferma Silvia Perazzi della bruschetteria Ugualemadiverso in piazza Fontanesi, uno dei salotti enogastronomici reggiani e cuore pulsante della movida in centro storico.
«C’è grande offerta di lavoro ma non c’è affatto richiesta – aggiunge – Noi siamo alle prese con una ricerca forsennata. È una situazione che qui in piazza vale più o meno per tutti. E penso che lo stesso accada anche in altre zone della città. In questo momento sono i titolari a rimboccarsi le maniche. Da me si è presentato al massimo qualche ragazzino con scarso interesse per il lavoro e molto invece per il guadagno, senza mostrare però quella serietà necessaria per fare questo lavoro».
Siti specializzati, social network, passaparola. Tutte le ricerche finora sono andate a vuoto: «E dire che dopo il lockdown ci aspettavamo davvero un sacco di richieste. Invece non è così – aggiunge ancora Perazzi – Non ci sono richieste neanche da persone che vengono da regioni del sud. Io li metterei in regola, come ho sempre fatto, e fornirei anche un alloggio, ma quest’anno va così. Probabilmente dovremo ridurre il nostro plateatico».
Un fenomeno di cui è consapevole anche il reggiano Dario Domenichini, presidente regionale Confesercenti, che descrive un quadro che da Reggio si sposta anche nel resto della regione. «È un fenomeno che c’è - dice – più o meno diffuso in base alle esigenze degli operatori. Ci sono diverse persone che si sono spostate verso altre attività, c’è chi ha ottenuto la disoccupazione e ora preferisce non rinunciarci di fronte a contratti di estrema incertezza vista l’incertezza in cui versa l’intero settore, per il coprifuoco e per il fatto che le aperture sono legate di fatto alla situazione meteo. È un tema legato ai lavori stagionali, sui quali c’è sempre stata un po’ di difficoltà, ma questa volta se ne registrano di più. Riceviamo effettivamente numerose segnalazioni».
Ma come è possibile superare questa fase?
«Io credo che sia una difficoltà legata alla contingenza – aggiunge Domenichini – Penso che intervenire sul coprifuoco e stabilizzare le aperture anche all’interno dei locali possa essere un aiuto per i gestori di locali ad assumere in modo chiaro. Altrimenti è difficile trovare persone disposte ad essere assunte con tutta questa flessibilità. Speriamo che con la stabilizzazione degli orari di apertura di possa tornare alla normalità». —
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