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Caso Moro, sette Dna misteriosi e sospetti reggiani su altri brigatisti

Tiziano Soresina
Caso Moro, sette Dna misteriosi e sospetti reggiani su altri brigatisti

I profili genetici ricavati dai mozziconi di sigarette trovati in un’auto e nei covi. Il “giallo” del memoriale

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REGGIO EMILIA. Potrebbe esserci almeno un nome reggiano nel mirino della nuova inchiesta della Procura di Roma che ha riacceso i fari sull’agguato – marchiato Brigate rosse – di via Fani del 16 marzo 1978 che costò la vita subito a cinque uomini della scorta e poco meno di due mesi dopo (9 maggio 1978) al leader democristiano Aldo Moro, tenuto sotto sequestro in un appartamento di Roma fino al momento dell’esecuzione.

ALTRI SOSPETTATI

Il sospetto degli inquirenti – indaga la Procura di Roma – è che a quell’azione sanguinaria diedero un contributo molte più persone di quelle sinora identificate e condannate. Ad innescare i nuovi accertamenti sono sette profili genetici non identificati, tratti dai mozziconi di sigarette trovati in posti differenti, cioè in una macchina usata per l’aggressione di via Fani e in alcuni covi usati dalle Br.

L’auto è quella che venne guidata da Mario Moretti, componente del comitato esecutivo delle Brigate rosse e principale dirigente della colonna romana. Era al volante di una Fiat 128 bianca con targa falsa del Corpo diplomatico e si appostò nella parte alta di via Fani, sul lato destro, all'altezza di via Sangemini. Quando l’auto blu con dentro Moro (seguita da un’Alfetta della scorta) entrò in via Fani, la Fiat 128 riuscì subito a mettersi proprio davanti alla macchina-obiettivo procedendo in modo da non farsi sorpassare, per poi frenare bruscamente e inchiodare dentro la vettura lo statista, dando l’avvio all’agguato.

LE SIGARETTE

Moretti era solo nella Fiat 128, oppure i mozziconi di sigaretta recuperati nell’abitacolo sono attribuibili ad altri complici rimasti nell’ombra? Stesso discorso vale per quanto riguarda i ritrovamenti in almeno altri due covi romani utilizzati dalle Br in quei giorni tragici di 43 anni fa. E ci riferiamo all’appartamento di via Montalcini 8 (in cui Moro venne tenuto in ostaggio per poi ucciderlo) e all’abitazione di via Gradoli che veniva usata da tempo dai brigatisti come base logistica.

Da quanto filtra sul fascicolo – che sarebbe, al momento, contro ignoti – gli investigatori avrebbero prima stilato un elenco di sospettati, per poi sottoporre tutte queste persone all’esame del Dna, da comparare con quei sette profili genetici estratti dai mozziconi di sigarette ora scientificamente analizzati in modo ben diverso rispetto alle tecniche del 1978. Per la giustizia vi sono una serie ben precisa di brigatisti coinvolti nell’operazione di via Fani, ma il numero potrebbe ampliarsi, perché non sono pochi gli aspetti emersi in questi anni e tutt’altro che chiariti: una macchina misteriosa piombata su via Fani e contro cui venne sparato per farla allontanare velocemente; due persone a bordo di una Honda blu che aprirono il fuoco (perdendo un caricatore) contro un ingegnere casualmente sulla scena dell’agguato (un ex ispettore della Digos sostiene che quei due motociclisti fossero agenti dei servizi segreti); da una foto scattata quel giorno in via Fani emergerebbe la presenza di un boss della ’ndrangheta. Spunti investigativi sempre smentiti dai brigatisti: «Sull’agguato e relativo sequestro si sa già tutto».

L'OSCURO MEMORIALE

E per tingere ancora più di “giallo” il sanguinario rapimento è ricomparso sugli scaffali il libro “Ho sentito Aldo Moro che piangeva” (Compagnia editoriale Alberti), scritto da un autore oscuro che si firma con lo pseudonimo di Edmond Dantès (personaggio immaginario protagonista del romanzo “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas, ndr) e sostiene di aver dato una veste letteraria al memoriale tenuto dal reggiano Prospero Gallinari (carceriere dello statista) in quei terribili 55 giorni del sequestro. Un diario che sarebbe finito nelle mani di chi poi l’ha proposto in libreria «rispettando scrupolosamente la sostanza del contenuto». Vero, falso? Gallinari è morto e l’autore del libro – che contiene aspetti non del tutto chiariti sulla segregazione ed uccisione del politico – non intende rivelarsi. L’Italia dei misteri vive l’ennesima puntata... —

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