Riforme, un caso il no di Salvini Letta s’infuria: esca dal governo
Il segretario del Pd contro la Lega che si mette di traverso su giustizia e fisco Intanto il Carroccio lancia la candidatura di Mario Draghi per il Quirinale
roma. Non solo la data delle riaperture. Adesso in maggioranza lo scontro si accende anche sulla data “di scadenza” della legislatura. La miccia la accende Matteo Salvini. Il leader del Carroccio è intenzionato a circoscrivere l’azione del Governo all’emergenza: vaccini e ritorno alla vita. «Non sarà questa maggioranza a riformare giustizia e fisco. Cartabia può avere le idee chiare, ma se sei in Parlamento con Pd e M5s, per i quali chiunque passa lì accanto è un presunto colpevole, è dura», sentenzia, subito dopo aver lanciato la candidatura di Draghi al Quirinale.
Il primo a storcere il naso è Enrico Letta. Se è questa l’ intenzione di Salvini, «penso che le nostre strade debbano rapidamente divergere. Se dice che non si fanno le riforme, tragga le conseguenze ed esca da questo Governo, perché questo Governo è qui per fare le riforme. Lasci. E lasci che le riforme le faccia Draghi con chi le vuole».
Il leader della Lega non accetta aut aut: «Letta e Grillo vogliono la Lega fuori dal governo per approvare Ius Soli, Ddl Zan e patrimoniale? Poveri illusi, gli alleati più leali di Draghi e dell’Italia siamo e saremo noi».
A palazzo Chigi non si lasciano scomporre più di tanto. Nei tre mesi sin qui, viene sottolineato, si sono fatte le cose necessarie nei tempi giusti. Ora la riforma della giustizia, della semplificazione e della concorrenza sono condizione imprescindibile per far passare il Pnrr a Bruxelles. Ecco perché Draghi (che in queste ore non ha sentito Salvini) si è dato una tabella di marcia per fine maggio e una per fine giugno per arrivare all’ok del piano.
Anche Cartabia, viene fatto notare, sta facendo gli opportuni approfondimenti e si procederà un passo alla volta. I dibattiti tra le parti – è il ragionamento – sono un’altra cosa ma il Governo non deve essere tirato per la giacchetta. Per i Dem, il vero nodo, il motivo per il quale Salvini sarebbe pronto a “lanciare la palla in tribuna” è la Giustizia. Letta e i suoi sostengono la mediazione targata Cartabia e puntano il dito contro l’alleato che, pur di non sedersi al tavolo «nonostante un premier così autorevole e il massimo bilanciamento possibile operato dalla Guardasigilli, ha scelto la scorciatoia del referendum, approfittando di uno strumento nobilissimo per tirare un po’ la corda».
Sul tavolo ci sono gli ultimi sondaggi. Per Giorgia Meloni l’opposizione al governo Draghi è una manna, mentre la Lega continua a calare, tallonata dal Pd. Considerando anche il M5S, «ci sono quattro partiti in pochi punti e la volata della Lega sembra ora recuperabile, ecco perché Salvini è in fibrillazione», ragionano al Nazareno. La priorità, però, per i Dem è che Draghi abbia l’agibilità necessaria non solo per fare le riforme necessarie a ottenere i fondi del Next generation Eu, ma anche per attuare i progetti del Pnrr. «Attuazione – è la convinzione – che necessita una guida politica e una governance stabili, che abbiano un mandato pieno del Parlamento. Non si possono spendere tanti soldi con una maggioranza in perenne fibrillazione». Quanto all’ipotesi Draghi al Quirinale, i Dem sono pragmatici: in questo momento deve fare il presidente del Consiglio. —
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