Stop del tribunale alle famiglie arcobaleno «In Italia un vuoto legislativo da colmare»
Al via la campagna nazionale e una raccolta firme. Nicolini (Arcigay) ai sindaci: «Continuate con i riconoscimenti»
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Le due coppie di genitori dello stesso sesso, stoppate dal tribunale di Reggio che ha annullato il riconoscimento omogenitoriale, non si arrendono. Anzi proprio da Reggio, città all’avanguardia sui diritti civili, passa la campagna nazionale #NonSiamoFantasmi e la raccolta firme sulla piattaforma All Out (che ha già raccolto 40mila adesioni) per chiedere «un improcrastinabile intervento legislativo che tuteli le famiglie omogenitoriali e i loro figli».
Nella nostra città, ricorda il presidente di Arcigay Gioconda, Alberto Nicolini, l’orientamento dei sindaci è stato di apertura. «Sulle unioni civili abbiamo accettato un ribasso che ora stiamo pagando. Rivolgo un appello ai sindaci reggiani: continuate ad accogliere i riconoscimenti genitoriali sull’atto di nascita, siamo convinti che il vostro contributo smuoverà la acque e contribuirà a far arrivare il risultato».
La vicenda nasce dalla facoltà – concessa alle coppie dello stesso sesso unite civilmente in municipio – di inserire nell’atto di nascita registrato all’anagrafe un’annotazione in cui il genitore biologico riconosce il genitore intenzionale.
L’atto ufficiale però dev’essere registrato e confermato: e qui iniziano i guai, perché l’omogenitorialità per la legge italiana semplicemente non esiste, nonostante, come ha sottolineato Arcigay, «il primo figlio cresciuto con una coppia omogenitoriale in Italia abbia ormai vent’anni». La Procura di Reggio ha presentato ricorso ai sensi dell’articolo 95 del DPR 396/2000 e il 29 aprile 2021 il Tribunale civile ha dichiarato i riconoscimenti non rispondenti alla legge, sancendo l’annullamento del riconoscimento genitoriale di due coppie unitesi in municipio a Reggio: Fabiana Montanari (madre biologica), consigliere comunale Pd, e Samantha Campani con la piccola Petra di otto mesi; Andrea Manghi (madre biologica) e Jessica Zanetti con la figlia Renée di un anno e mezzo.
Una questione meramente tecnica, secondo la Procura: è necessaria una riforma del legislatore, stante il vuoto normativo non si può effettuare la registrazione. Di diverso avviso l’avvocato delle due famiglie, Antonella Borghi: «Certo che siamo di fronte a un vuoto legislativo, tanto che la Corte Costituzionale ha invitato il legislatore a provvedere. Il riconoscimento genitoriale in linea generale è un atto amministrativo che tenta di dare veste giuridica a questa realtà. L’anagrafe è tenuta a trasmettere gli atti a Prefettura e Procura, ma la Procura avrebbe potuto non impugnare: difatti su sei riconoscimenti genitoriali finora effettuati nel reggiano solo due sono stati annullati. Abbiamo presentato una corposa memoria difensiva, sottolineando che l’interesse del minore dev’essere prevalente». Tutto inutile. Battaglia persa come annunciato. Ora cosa succede? «Potremmo presentare reclamo alla Corte d’Appello, ma non ce lo possiamo permettere e i tribunali di Parma e Piacenza si sono già espressi negativamente – ha concluso Fabiana Montanari – Ora la palla passa alla politica che deve legiferare».
«La Regione non ha il potere di legiferare, ma siamo dalla parte dei diritti di famiglie e bambini che già esistono», ha commentato Federico Amico, consigliere regionale di Emilia-Romagna Coraggiosa e presidente della Commissione Parità e Diritti. —
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