Gazzetta di Reggio

Reggio

«Un grido d’allarme che non può cadere nel vuoto»

*presidente Commissione Parità e i diritti delle persone della Regione Emilia-Romagna

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I dati annuali sulla situazione carceraria in Emilia-Romagna presentati dal Garante Marighelli sono un grido d’allarme che non può cadere nel vuoto. Quei numeri documentano una realtà dove in qualche modo è stato sospeso l’articolo 27 della nostra Costituzione, secondo cui, «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Dal sovraffollamento alle rivolte del 2020 a Modena e Bologna. Dalla vergogna dei bambini galeotti alla mancanza di alloggi per garantire il distanziamento, fino ai dispositivi di protezione anti Covid a pagamento per i reclusi: i problemi che affliggono la popolazione carceraria ci hanno coinvolto nell’ultimo anno come rappresentanti dei cittadini in Regione ma soprattutto come persone. Il carcere è una realtà troppo spesso ignorata: nonostante sia presente in ogni città, raramente l’attenzione viene rivolta ai detenuti, al personale e agli operatori.

Per esempio, quando si parla di sovraffollamento, il termine non ne restituisce a sufficienza le condizioni materiali. Sapere che una persona in cella non ha neanche la possibilità di stare seduta sul proprio letto senza sbattere la testa contro la branda superiore, forse rende meglio l’idea. Investire sulla funzione rieducativa deve essere una priorità per lo Stato: non ha senso se perdiamo di vista la dignità dei reclusi. Nel corso di quest’anno le persone in carcere sono state doppiamente segregate, perché alla pena si sono sommate le misure sanitarie per contenere il virus. Ciò ha significato la sospensione dell’ora d’aria e la perdita dei contatti con la comunità esterna.

Emblematico il caso di Reggio, con un picco di 150 detenuti e una trentina di agenti contagiati. Con questi dati non possiamo chiudere gli occhi di fronte a un disciplinare ministeriale che costringe i detenuti ad acquistare almeno in parte le mascherine. O a strutture obsolete non provviste di servizi igienici adeguati nelle celle, che assicurino dignità durante l’isolamento.

La Commissione regionale Parità e Diritti, che ho l’onore di presiedere, continuerà ad approfondire questa realtà anche ascoltando le organizzazioni di volontariato che vi operano. Non solo: poiché occorre studiare politiche migliorative, appena sarà possibile, procederemo con le visite di persona. Anche in questo senso la prospettiva dell'istituzione da parte del Consiglio comunale di Reggio di un Garante dei detenuti comunale è un’ottima notizia per la città. Il rapporto tra “dentro” e “fuori”, con questa figura di garanzia, potrà contare su nuovi strumenti per tutelare i diritti, intervenire tempestivamente sui problemi e leggere compiutamente cosa accade in carcere. “Guardare l’abisso” per essere consapevoli e attivi è un dovere che abbiamo come rappresentanti e come cittadini, per una società più civile e più giusta. —

*presidente Commissione

Parità e i diritti delle persone

della Regione Emilia-Romagna

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