Camera ardente aperta per Paolo Eletti Oggi il funerale del 58enne assassinato
Mesto pellegrinaggio ieri pomeriggio alla casa funeraria Gli amici: «Erano una famiglia di una volta, brave persone»
SAN MARTINO IN RIO. In una giornata di sole e vento a 23 giorni dal delitto, finalmente parenti e amici hanno potuto rendere omaggio alle spoglie di Paolo Eletti, il 58enne assassinato nella sua abitazione con cinque martellate alla testa, il 24 aprile scorso.
Ieri, alle 15, nella casa funeraria delle onoranze Rossi, in via don Borghi, si è aperta la camera ardente, che è rimasta accessibile ai visitatori fino alle 19. Accanto alla bara coperta di rose bianche, altri candidi fiori sono arrivati dalla famiglia della moglie, Sabrina Guidetti.
La 54enne è ancora ricoverata all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dove il 24 aprile è stata portata in condizioni critiche a causa di una forte intossicazione da benzodiazepine e con ferite agli avambracci.
Dal momento che il figlio 33enne della coppia, Marco, è in carcere, accusato dell’omicidio del padre e del tentato omicidio della madre, ad accogliere le visite e gli abbracci da parte di chi ieri è arrivato in via don Borghi è stato il cugino Verter, figlio del fratello del padre di Paolo, che ancora risiede nella frazione correggese di origine degli Eletti, Prato.
Oltre ai fiori dei parenti, c’era la corona del Gruppo di modellismo di San Martino in Rio, al quale Eletti era particolarmente legato, vista la sua passione, che continuava a occuparlo nonostante i problemi alla vista. E lo stendardo dell’Avis sezione di San Martino: gli Eletti, infatti, sono tutti storici donatori, a partire dal padre di Paolo e nonno di Marco, Pietro, detto “Pirola” – soprannome poi “acquisito” dallo stesso Paolo. Donatore era anche il 58enne e, racconta chi lo conosceva, pure Marco, ora accusato di un così atroce delitto.
«Cosa dire?... Erano una famiglia, gli Eletti, di quelle di una volta. Con Paolo siamo cresciuti insieme – racconta l’amico e vicino di casa Carlo Bocedi, in visita con la moglie –. Il papà Pietro faceva il meccanico con il fratello. Ha costruito la loro casa vicino alla nostra, ormai 50 anni fa. Quando vennero in via Magnanini, Paolo aveva 7-8 anni».
Anche quella di Paolo e Sabrina viene, ancora una volta, descritta come una famiglia «tranquilla» e «riservata», come tante. «Brave persone – dice la moglie di Bocedi –. Ci salutavamo sempre. Stentiamo ancora a credere a quanto sia successo. Cose così le senti dire ai telegiornali e, quando capitano a un passo da noi, non ti capaciti. Marco? Un ragazzone, all’apparenza anche molto timido». Ora non resta che aspettare di conoscere la verità. Almeno quella processuale.
Le visite alla camera ardente potranno proseguire anche stamattina, fino alle 15, orario stabilito per la traslazione direttamente al cimitero locale, in un loculo messo a disposizione dall’amministrazione comunale. Si darà così, finalmente, degna sepoltura alle spoglie di un padre sopra la cui bara non possono piangere, ora, né la moglie, né l’unico figlio. —
Miriam Figliuolo
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