Unimore in lutto per la morte del rettore emerito Vellani
Già professore ordinario di Diritto Processuale Civile, è scomparso a 99 anni Porro: «È stato un punto di riferimento per intere generazioni di accademici»
Gabriele Farina
REGGIO EMILIA. «Mario Vellani ha reso grande Unimore». Il mondo accademico reggiano e modenese saluta il rettore emerito, scomparso ieri a novantanove anni. Sotto la guida di Vellani, Unimore ha visto l’inaugurazione del dipartimento d’Ingegneria Enzo Ferrari nel 1990. Un’altra mossa strategica a sua firma è il trasferimento di Economia dalla sede di via Giardini a Modena al complesso di via Berengario. I risultati ottenuti come rettore dal 1984 al 1993 non completano però il quadro di Vellani, né rendono merito alla costanza dell’appassionato di Diritto processuale civile.
«Per noi era un fratello maggiore o un papà – certifica il docente Unimore, Elio Tavilla – Era sempre presente in dipartimento a Giurisprudenza. Andava in biblioteca e in commissione, insegnava alla scuola di specializzazione. Partecipava a ogni riunione informale e teneva molto ai buffet. Era una persona di compagnia, una figura paterna di grande bonomia, che ha fatto molto nel nostro ateneo». Vellani ha curato l’introduzione del testo di Tavilla “Codice di procedura civile per gli Stati estensi”.
Il docente di Storia di diritto medievale e moderno ne ripercorre la passione per lo studio. «Riusciva ad attutire la rigidità di una materia importante e talvolta arida con un atteggiamento di grande gentilezza – aggiunge Tavilla – che rendeva più facile sia il colloquio dell’esame sia l’approccio nello studio». La gentilezza si univa alla determinazione. «Fa parte della generazione che ha fatto le scuole durante la guerra – ricorda il docente Unimore – Ha dovuto fare il classico per iscriversi a Giurisprudenza, divenendo subito un luminare della professione. Il suo segreto era una grande affabilità signorile, una dote oggi molto rara».
Si unisce alle condoglianze per la famiglia anche Giorgio Pighi, ex sindaco di Modena, docente associato di Diritto penale e cultore della materia Unimore.
«L’ho conosciuto da studente – ricorda Pighi – quando era ordinario di Procedura civile all’università di Bologna. È stato allievo del professor Enrico Redenti, una delle figure più di spicco nell’ambito». L’ex sindaco ne ricorda le manovre per l’ateneo. «Ha iniziato la fase di ampliamento poi concretizzata con i suoi successori – tributa Pighi – grazie alla quale Unimore non è più un’università piccola, ma medio-grande. Era l’ultimo dei nostri maestri».
«Ha rappresentato un punto di riferimento per intere generazioni di accademici – il ricordo del rettore Unimore Carlo Adolfo Porro – ed è stato guida saggia e lungimirante per il nostro ateneo che, in quegli anni, ha conosciuto sviluppo e innovazione. Con lui non perdiamo solo un grande studioso, ma anche e soprattutto un uomo dalle straordinarie qualità umane». —
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