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La musica in lutto  

Il tributo dei reggiani «Ti dobbiamo qualcosa»

adriano arati
Il tributo dei reggiani «Ti dobbiamo qualcosa»

Liga, Zucchero, Capossela, Nomadi, Collini  fra citazioni e pensieri per l’artista scomparso

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adriano arati

«Ti dobbiamo tutti qualcosa. Ti dobbiamo tutti tanto». Le parole di Luciano Ligabue sono uno dei migliori riassunti possibili dell’ammirazione che tanti protagonisti reggiani della musica italiana hanno provato per decenni per Franco Battiato. Nel giorno della sua morte, il dolore e i ricordi si sono mischiati insieme in tanti tributi affidati in particolare ai canali social.

Luciano Ligabue ha ricordato come alcuni grandi classici dell’età dell’oro di Battiato, fra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, lo abbiano «salvato» in un periodo non facile come quello del servizio militare. «Ciao Franco. Con “Patriots” mi hai salvato dalla depressione durante l’anno in Artiglieria. Con “La voce del padrone” hai cambiato il mainstream in Italia. Con tutto il resto ti sei dimostrato troppo grande e unico per essere accostato a qualcuno. Ti dobbiamo tutti qualcosa. Ti dobbiamo tutti tanto», scrive il musicista di Correggio condividendo la copertina dell’album più amato, “Patriots” del 1980, l’anno della naja per Ligabue.

Anche Vinicio Capossela sceglie un’opera di Battiato per il suo inchino. In questo caso si parla di “Povera patria”, dolentissimo inno all’Italia del 1991, ancora oggi decisamente attuale a trent’anni esatti dalla pubblicazione in “Come un cammello in una grondaia”. Certe cose non cambiano mai, evidentemente. «Povera Patria. Tanto più povera oggi che abbiamo perduto il Maestro. Più scura è l’ombra dove più intensa la luce. L’ombra oggi è nerissima, triste e luttuosa, ma celebrando un saggio, non si può separare dalla gioia, dalla riconoscenza per la luce elargita a tutti, per l’esistenza piena sempre tesa a celebrare la luce fino nelle ombre più recondite che genera», commenta lo scandianese Capossela a fianco del videoclip dell’epoca di “Povera patria”, con un Battiato barbuto e nascosto dagli occhiali da sole. «Grazie Maestro, uomo vivo, spirituale, generante, pensante, derviscio danzante. Abbracciamoci tutti», è la triste e affettuosa conclusione.

Più sintetici ma non meno accigliati I Nomadi: «Un pensiero per un Grande Maestro della musica italiana... ciao Franco, salutaci le stelle», si legge sulla pagina Facebook della band fondata da Augusto Daolio e da Beppe Carletti.

Carletti, oggi unico fondatore rimasto e guida indiscussa del gruppo, porta probabilmente con sé parecchi ricordi di incontri, anche casuali, con un artista che ha iniziato il proprio percorso pochi anni dopo ai Nomadi, nella vivacissima Milano della fine degli anni ’60, prima di saltare fra generi, sperimentazioni e visioni e approdare poi al successo di massa.

Sintetico ma commosso è Zucchero Fornaciari, che unisce una foto in bianco e nero di Battiato e poche parole: «Il Maestro è nell’anima. R.I.P.». Sceglie una citazione da un capolavoro semidimenticato, “Mondi Lontanissimi”, la voce degli Offlaga Disco Pax e di Spartiti, Max Collini, riportando una strofa del brano: «segnali di vita nei cortili e nelle case all'imbrunire le luci fanno ricordare le meccaniche celesti». Decisamente più corposa la riflessione di Fabrizio Tavernelli, leader dei correggesi AFA negli anni ’90 e da tempo impegnato come solista. «Per chiunque faccia musica in Italia il confronto con Franco Battiato è inevitabile, specialmente per chi ricerca nella canzone qualcosa in più di una strofa e un ritornello. Non sono un suo fan assoluto e onde evitare di cadere nelle lacrime di coccodrillo, aggiungo pure che non sono mai stato del tutto in sintonia con il suo timbro vocale, questioni di impostazione e sensibilità», spiega. «Dissento oggi come allora da un suo verso in “centro di gravità permanente”, a differenza della sua dichiarazione a me piace assai il free-jazz-punk inglese, i cori russi, la new wave italiana e la nera africa. Detto questo è innegabile che il suo sia un percorso di innovazione e coerenza unico in Italia, sia dal punto di vista musicale che per i testi».

Torna invece all’ultimo spettacolo in città il sindaco Luca Vecchi, che sulla propria pagina Facebook pubblica una foto scattata nel marzo 2016 al Valli durante la tappa di uno dei tour del periodo. «Salutiamo un grande Maestro della musica. Ricordiamo Franco Battiato con una fotografia del suo ultimo concerto a Reggio Emilia. Era marzo del 2016, in un Teatro Valli incantato dalla sua voce. Riposa in pace», è il commento del primo cittadino. —

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