Nozze combinate ma la prova non c’è Spariti il marito e l’intermediario
Offerti 4mila euro a una reggiana per sposare un egiziano Assolta la donna finita nei guai. La difesa: «È stata truffata»
Tiziano Soresina
reggio emilia. È il 25 novembre del 2017 quando, in municipio, si celebra l’ennesimo matrimonio misto: un egiziano di 32 anni sposa un’italiana 56enne.
Da quel momento il nordafricano, avendo sposato un’italiana, ha le carte in regola per rimanere in Italia e precisamente in un appartamento a Reggio Emilia con la moglie. Su questi tipo di matrimoni vigila però da sempre la questura e la differenza di età (24 anni) insospettisce fin dal primo momento i poliziotti. Dopo alcuni controlli andati a vuoto, perché tracce di quella convivenza non ne trovano (lui non viene mai rintracciato nell’appartamento coniugale), gli agenti si decidono a sentire l’unica persona in casa, cioè la sposa, convocandola in questura. Lei ammette di essere stata avvicinata da un intermediario italiano: le ha offerto 4mila euro per sposare l’egiziano che dopo una brevissima convivenza è sparito, rimanendo pure beffata perché poi ha incassato solo la metà della somma pattuita. In pratica confessa un reato, avendo violato il testo unico dell’immigrazione (procurando illegalmente a uno straniero l'ingresso nel territorio dello Stato). Ma la donna racconta queste cose senza la tutela di un legale, quindi la deposizione viene interrotta.
Nel successivo interrogatorio – assistita dall’avvocato Alessandro Verona – si avvale della facoltà di non rispondere. Nel novembre scorso la vicenda approda in udienza preliminare (il pm Iacopo Berardi ha chiuso l’indagine, accusando la donna) e l’avvocato difensore Verona chiede – in aula – la perizia psichiatrica per l’imputata che lavora in una cooperativa sociale, è ben nota ai servizi sociali e la struttura che la segue scrive in una relazione che “è di facile raggirabilità da parte di terzi”. Il perito, dopo una serie di accertamenti, arriva alla conclusione che la donna è capace d’intendere e di volere e può affrontare il procedimento. Da qui la discussione – questa settimana – davanti al gup Luca Ramponi, in cui l’avvocato Verona spiega come al di là del racconto fatto dall’imputata senza l’assistenza però del legale, non sono mai stati individuati né il marito egiziano né l’intermediario «e un eventuale rinvio a giudizio – evidenzia il difensore – non porterebbe nessun sbocco per l’accusa».
In udienza è presente l’imputata e ne uscirà decisamente sollevata da quell’aula, visto che il giudice dispone il non luogo a procedere nei suoi confronti «perché il fatto non sussiste». Davanti ai taccuini l’avvocato Verona rimarca poi come la sua assistita sia in realtà la parte offesa, di cui qualcuno si è approfittato, truffandola. —
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