«Fondamentale colpire i patrimoni mafiosi»
Il questore e il comandante provinciale delle Fiamme gialle «Sono evidenti le infiltrazioni nel settore dell’economia»
reggio emilia. Colpire i mafiosi lì dove fa più male, ovvero nelle loro ricchezze illegali, e dare un messaggio a tutte le realtà sane colpite dalla concorrenza sleale esercitata dalle imprese che si affidano ai capitali delle cosche.
Questi i due messaggi principali lanciati ieri mattina dal questore di Reggio Emilia, Giuseppe Ferrari, e dal comandante provinciale della guardia di finanza, il colonnello Edoardo Moro, nel corso della conferenza stampa relativa al sequestro milionario ai danni di Carmine Bramante.
«Dalle indagini inerenti al patrimonio dell’imprenditore – spiega il questore – è conseguita la mia richiesta al tribunale di Bologna per l’emanazione di questa misura di prevenzione, poi accolta interamente. È stato un lavoro minuzioso, durato mesi e attraverso il quale polizia e Finanza hanno dimostrato quello che è stato confermato dal tribunale».
Ovvero che buona parte dei beni in possesso di Bramante «e dei suoi familiari, per un totale di oltre un milione di euro, fossero conseguenza di attività illegali. Parliamo di aziende che operano nell’edilizia, ditte, abitazioni, conti in banca. Ma il sequestro è un primo passaggio, lo scopo è quello di ottenerne la confisca».
È fondamentale, prosegue Ferrari, «non solo erogare sanzioni penali alla criminalità organizzata ma anche colpirne i patrimoni. Sono due aspetti strettamente connessi ed entrambi perseguiti. Si è partiti da Aemilia e, a distanza di tempo, abbiamo dimostrato che anche l’attività svolta dall’uomo dopo quella sentenza fosse basata su beni che arrivavano da attività illecite. Lo strumento della proposta di sequestro preventivo del questore è uno strumento in cui credo molto. Voglio dare un segnale per dimostrare ai malavitosi che arriviamo a loro non solo con una sanzione penale ma anche con il sequestro dei beni, aspetto che forse pesa ancora di più».
Parole condivise anche dal colonnello Moro, che ha lodato il «modello vincente della collaborazione» tra polizia e Fiamme gialle. Quella contro la ’ndrangheta «è una sfida importante – prosegue il comandante provinciale – perché nel territorio sono evidenti le infiltrazioni mafiose nel settore dell’economia. E infatti abbiamo sequestrato anche delle aziende attive in campo edile, settore a prevalente vocazione per la ’ndrangheta. È la nuova frontiera dell’organizzazione, non solo accumulare capitale con estorsioni e pilotaggio di appalti pubblici ma reinvestirlo dentro le aziende. Quello di oggi è un messaggio a tutela delle altre aziende sane che così si vedono tolte dal mercato realtà non concorrenziali, perché avevano capitali illeciti con cui andare avanti in un periodo già difficile come quello della pandemia».
Parole di elogio sono poi state spese da Ferrari e Moro nei confronti di Antonio Stavale, dirigente della Divisione anticrimine della questura, e di Maria Di Domenica, comandante del Nucleo di polizia economico e finanziaria delle Fiamme gialle, entrambi presenti alla conferenza. —
L. G.
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