Imprenditore e cognato di Palmo Vertinelli la “cassaforte del clan”
reggio emilia. Il nome dell’imprenditore Carmine Bramante non è nuovo alle cronache giudiziarie reggiane. E, anzi, proprio il suo coinvolgimento nelle inchieste antimafia contro le infiltrazioni ’ndranghetiste a Reggio Emilia ha spinto il questore ad approfondire la natura delle sue ricchezze.
Oggi 43enne e residente in provincia, ma originario di Crotone, secondo gli investigatori la sua vicinanza ai clan calabresi sarebbe iniziata molti anni fa, quando era ancora un ventenne. Una vicinanza che è diventata anche un legame familiare quando sua sorella ha sposato Palmo Vertinelli, rendendo così Bramante il cognato di una delle figure centrali all’interno del processo Aemilia.
Condannato dalla Corte di Appello di Bologna a 17 anni e 4 mesi per associazione mafiosa, Vertinelli è considerato dai magistrati la “cassaforte” del clan Grande Aracri o, ancora, uno dei “bancomat della cosca”.
E proprio a questo fa riferimento la questura reggiana quando, riferendosi al cognato Bramante, spiega: «Ha fornito a due sodali della consorteria emiliana, imprenditori attivi nel Reggiano poi tratti in arresto e condannati anche di recente in Appello di Bologna, uno “schermo” protettivo per evitare che alcuni beni fossero loro riconducibili e quindi potenzialmente aggredibili dai provvedimenti giudiziari». —
L. G.
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