Imputato in Aemilia per la falsa intestazione al ristorante Mille Fiori
Tiziano Soresina
MONTECCHIO. Dai “radar” dei filoni giudiziari del maxi procedimento Aemilia l’imprenditore 43enne Carmine Bramante – crotonese, ma residente a Montecchio – è uscito ben presto. Difeso dal legale Liborio Cataliotti, ha optato per il patteggiamento (un anno e sei mesi di reclusione) che nell’aprile 2016 il gup Francesca Zavaglia ha avallato nell’udienza preliminare a Bologna. Secondo l’Antimafia, il 43enne ha agito da prestanome, intestandosi fittiziamente nel 2002 il 33% delle quote della società Mille Fiori srl, proprietaria a Montecchio, in via Calerno 12/a, del complesso (adibito a ristorante) con piscina. Quote che Bramante nell’ottobre 2006 cederà ad altre due persone. Per la Dda i titolari effettivi erano tre figure ’ndranghetiste: il boss Nicolino Grande Aracri e i fratelli Palmo (di cui Bramante è il cognato) e Giuseppe Vertinelli. Dal sequestro del 2015 poi tramutatosi in confisca, i 9 mila metri quadrati del Mille Fiori sono in stato d’abbandono. Il Comune di Montecchio ha fatto richiesta all’Agenzia per ottenere l’assegnazione del complesso immobiliare ed attende da tempo una risposta. —
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