Nessun accordo sui brevetti «Sospesi su base volontaria»
Non cadono i brevetti. A Roma, al Summit sulla Salute, i capi di Stato si incontrano, ma non riescono a trovare l’accordo per “liberalizzare” i brevetti dei vaccini anti-Covid. «L’idea è di fare una liberalizzazione temporanea e circoscritta dei brevetti. Questa soluzione ha il vantaggio di essere semplice e diretta. Tuttavia poi i vaccini bisogna produrli e la produzione è estremamente complessa»: così il presidente del Consiglio, Mario Draghi, al termine del Summit di Roma sulla Salute. Che trova i grandi del G20, comunque, d’accordo sulla necessità di accelerare la lotta alla pandemia. L’obiettivo è sintetizzato nella Dichiarazione di Roma, adottata dai Paesi del G20 al Summit ospitato dal governo italiano. Multilateralismo e solidarietà sono le parole d’ordine del documento di cinque pagine. Non c’è, però, un’apertura alla sospensione della protezione dei brevetti dei vaccini chiesta dai Paesi in via di sviluppo, soluzione sostenuta a parole da molti Paesi del G20, nel mirino per essersi accaparrati quasi tutte le dosi del siero sul mercato.
La priorità assoluta rimane lo sforzo globale per un’immunizzazione il più estesa possibile, definita «bene pubblico globale», attraverso un contributo al programma Covax dell’Organizzazione mondiale della Sanità «quando la situazione interna lo permette» (sì alla donazione di dosi del vaccino ma solo una volta messa al sicuro i propri cittadini). C’è, comunque, l’impegno a «espandere e diversificare la capacità produttiva vaccinale globale, materie prime incluse e a identificare e sbloccare i colli di bottiglia nella produzione». L'impegno a «promuovere gli accordi di licenza sulla proprietà intellettuale» è menzionato purchè siano «volontari», così come la «condivisione di brevetti» viene citata sempre «su base volontaria». Non c’è quindi alcuna intenzione di forzare la mano alle aziende produttrici. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google